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Prima di iniziare questo articolo, vi propongo un gioco: cercate di abbinare ogni augurio di Buone Feste alla lingua in cui è formulato (alla fine dell’articolo vi darò la soluzione, se avrete pazienza!):

Afrikaans

Boas Festas e Feliz Ano Novo

Albanese

Bon Nadal i un Bon Any Nou

Arabo

Feliz Navidad

Bahasa

Gesëende Kersfees

Basco

Gezur Krislinjden

Brasiliano

Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun

Bretone

Idah Saidan Wa Sanah Jadidah

Bulgaro

Nedeleg laouen na bloavezh mat

Catalano

Selamat Hari Natal

Cantonese

Świąt Bożego Narodzenia

Polacco

Tchestita Koleda

Spagnolo

Zorionak eta Urte Berri On

Auguri a tutti, quindi! Tra canti e mercatini, inebriati dai profumi di mandorle caramellate e vin brulé, sotto timidi fiocchi di neve che imperlano le notti, si avvicinano, soffici, le festività invernali. I bambini aprono le finestrelle dei calendari dell’avvento, inizia il conto alla rovescia che li separa dalla meritata pausa scolastica. Nelle case si allestiscono alberi e presepi in attesa del cenone della vigilia e del pranzo in famiglia il giorno di Natale.
Ma…un momento!
Siamo sicuri che sia così per tutti? Dappertutto?
Ebbene, si dà il caso che no, al mondo non tutto corrisponde a questo scenario tipicamente “occidentale”.
E allora, vi capita mai di chiedervi cosa facciano in questi giorni in Inghilterra, in Finlandia, in Romania? A me sì, e questo è quello che ho scoperto.

1. Come ci si prepara?

In molti Paesi, Italia compresa, il clima natalizio si comincia ad avvertire già da fine novembre o inizio dicembre. Si allestiscono mercatini e si addobbano le case nei modi più svariati: se in Canada troviamo corone di alloro, luci colorate e calzettoni, in Germania si preparano ghirlande in cui viene inserita una candela per ogni domenica dell’avvento; in Svezia le decorazioni sono in paglia, con fiori rossi, rosa, bianchi o azzurri.
In Austria si va di casa in casa a cantare il Glöcklerlied, ricevendo in cambio noci e mandarini. In Danimarca, invece, i bambini si trasformano in scherzosi folletti.

2. Il giorno prima

Che succede il 24 dicembre?
In Inghilterra, i bambini appendono le calze per Father Christmas e gli lasciano un bicchiere di latte e un dolcetto, senza dimenticare una carota per la renna Rudolph. In Danimarca ricompaiono gli abiti da folletto mentre si aspetta lo Julemann (Babbo Natale); in Germania, invece, arriva più spesso il Christkind (il Bambino Gesù) a consegnare i regali. Secondo una tradizione irlandese, dopo il tramonto della vigilia viene posta sul davanzale una candela che arderà per tutta la notte, luce accogliente per Maria e Giuseppe.
In Polonia la vigilia è dedicata al digiuno e all’astinenza, mentre in Romania i bimbi vanno di casa in casa a recitare la storia della nascita di Gesù. In Ungheria Szent-este, la Santa Sera, si trascorre decorando l’albero di Natale con cioccolatini avvolti in luccicante carta stagnola.
Ma il meglio l’ho trovato in Finlandia, dove la vigilia i bambini attendono Joulupukki, Babbo Natale, che arriva dalla Lapponia, dove vive con Mamma Natale e i suoi piccoli aiutanti all’interno dalla montagna Korvatunturi. Ma non chiedete dove sia l’entrata della montagna: è così segreta che finora nessuno è riuscito a scoprirne l’ubicazione!

3. E il cibo?

Cosa si mangia in giro per il mondo in questo periodo?
In Argentina c’è l’asado, la carne alla brace, mentre in Austria sono dolci e biscottini a farla da padroni. Dolcetti speziati sono anche caratteristici in Svezia, dove la vigilia si mangia una minestra di riso, polpettine e salsicce.
Delizioso il caldo Gluhwein che si beve, ad esempio, in Danimarca: un vino speziato arricchito con mandorle e uvetta. Altrove si beve il vin brulé, insaporito con cannella, chiodi di garofano, mele, agrumi. Il pranzo tradizionale danese comprende oca arrosto con cavoli, patate scure caramellate nello zucchero grezzo, e il riso dolce in cui viene nascosta una mandorla intera e chi la trova (di solito il bambino più piccolo) riceve un regalo.
In Finlandia anche troviamo dolci speziati con zenzero e cannella, o di pasta sfoglia e marmellata di prugne. In Germania troviamo Lebkuchen e Christollen. Gli olandesi preparano ciambelline da appendere all’albero e, anche loro, lo stollen, un panetto ovale farcito con uvetta, pasta di mandorla e ribes.
Ma è la tradizione polacca quella che mi ha colpito di più: il pasto della Wigilia ha inizio dopo che in cielo è apparsa la prima stella. Per simboleggiare i dodici apostoli si servono dodici piatti diversi: Barszcz (zuppa di barbabietole), Uszka (ravioli ai funghi), Pierogi (gnocchi di pasta ripieni) e piatti di pesce (carpa, aringhe…). All’inizio del pasto ci si scambia l’Oplatek, una grande cialda con impressa l’immagine di Gesù, Giuseppe e Maria di cui ogni commensale mangia un pezzetto. Spesso si lascia un posto vuoto a capotavola, per il Bambin Gesù.

4. Il giorno dopo

Il Boxing Day segue il giorno di Natale ed è festa nazionale nel Regno Unito. In quel giorno, servi e commercianti ricevevano regali dai datori di lavoro; oggi è una giornata dedicata allo shopping, per gli inglesi.
Santo Stefano è molto importante anche in Irlanda, dove è tradizionale la Wren Boys Procession. La simbolica caccia allo scricciolo (wren) ricorda la leggenda secondo cui Santo Stefano, nascostosi per sfuggire ai persecutori, fosse stato scoperto a causa di uno scricciolo che volò via dal nascondiglio, svelando la presenza del martire.

5. Si concludono i festeggiamenti

Non sempre i regali arrivano a Natale: in Argentina il 6 gennaio arrivano i Re Magi a portare i doni, e i bambini lasciano per loro una scarpa, dell’acqua ed erba per i cammelli. Anche a Barcellona il 6 gennaio arrivano los Reyes, sfilando su magnifici carri e distribuendo caramelle.
In Irlanda, invece, il 6 gennaio è chiamato Little Christmas o na Nollaig mbean, il Natale delle donne. In quel giorno, le donne hanno la giornata libera e gli uomini fanno i lavori di casa. Niente male, per una volta, far la parte della Befana!

6. Ma è Natale dappertutto e per tutti?

Certo che no! C’è Kwanzaa, la festa afro-americana che si svolge tra il 26 dicembre e il 1° gennaio; la festa, che non viene celebrata in nessun paese dell’Africa, è stata fondata nel 1966 da Maulana Karenga, uno dei leader del movimento per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti.
La festività dura sette giorni; una candela viene accesa ogni giorno sullo speciale candelabro per rappresentare i principi di Unità, Autodeterminazione, Lavoro e responsabilità collettiva, Economia cooperativa, Scopo, Creatività, e Fede.
Anche simpatici personaggi della cultura occidentale si sono prestati a raccontare la tradizione del Kwanzaa.

Le candele caratterizzano un po’ tutte queste feste invernali: Hanukkah è la festa delle Luci e ci racconta di una guerra alla fine della quale, gli ebrei riuscirono a sconfiggere i loro nemici. Quando entrarono nel Tempio distrutto e profanato dai nemici, dovettero purificarlo. Purtroppo, trovarono solo una piccola ampolla di olio per accendere il candelabro sacro ma, per miracolo, quella piccola quantità riuscì a bruciare per otto giorni.

In ricordo di questo miracolo, ogni anno a dicembre durante gli otto giorni di Hanukkah i bambini accendono ogni sera una candela. In quell’occasione si mangiano cibi cucinati nell’olio, simbolo della festa, come le levivot (per i più golosi, ecco qui la ricetta), specie di pancake a base di patate, cipolla, farina e sale, accompagnati da mousse di mela o panna acida (una delizia, da provare!), oppure le sufganiot (ecco la ricetta), squisite ciambelline ricoperte di zucchero.

E per finire: ogni promessa è un debito! Ecco la soluzione del gioco iniziale:

Afrikaans

Gesëende Kersfees

Albanese

Gezur Krislinjden

Arabo

Idah Saidan Wa Sanah Jadidah

Bahasa

Selamat Hari Natal

Basco

Zorionak eta Urte Berri On

Brasiliano

Boas Festas e Feliz Ano Novo

Bretone

Nedeleg laouen na bloavezh mat

Bulgaro

Tchestita Koleda

Catalano

Bon Nadal i un Bon Any Nou

Cinese (Cantonese)

Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun

 
E allora Buone Feste a tutti, in qualunque parte del mondo vi troviate!

Published in World awareness

Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione (inglese e spagnolo) presso la SSLMIT di Trieste, ha lavorato per anni come traduttrice e copy-editor di testi di medicina e psicologia per una nota casa editrice scientifica e a giugno 2015 è entrata a far parte del team di LinkLab, Laboratorio di Comunicazione Multilingue e Cross-Culturale.

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