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Quando siamo distratti, quante volte ci siamo sentiti dire questa frase: “Usa il cervello!”, “Use your brains!”, “¡Usa tu cerebro!”, “Bitte benutzen Sie Ihr Gehirn!”. Varie lingue riconoscono questa esortazione come un invito utile nei confronti di chi parla/agisce prima di pensare.

Ma di quale cervello, o meglio di quale lato del cervello stiamo parlando?

Ci insegna la scienza che il nostro cervello è suddiviso in due emisferi, destro e sinistro.

Left brain vs right brain

 

Quello di sinistra, la porzione
dominante per i destrorsi,
attiva la funzione del linguaggio
ed è deputato a tutte
le funzioni intellettive superiori
(conteggi, analisi, strategie).
Quello di destra,
tendenzialmente
più sfruttato dai mancini
(e dagli artisti) presiede
alle funzioni spaziali,
musicali ed emotive.

 

La tabellina riportata qui sopra, ha fatto evidentemente lavorare i miei due emisferi contemporaneamente: l’emisfero di sinistra mi ha detto di riportare le informazioni scientifiche inerenti i due “cervelli”, mentre l’emisfero di destra si è fatto sentire suggerendomi: “Ehi, se presenti le informazioni con una veste graficamente più accattivante, forse chi ti legge non muore dalla noia!”.

Esistono dei divertenti test che ci svelano qual è l’emisfero che predomina nella nostra quotidianità.

“Il nostro cervello è fatto di due cervelli”, ci ha ricordato anche Rita Levi Montalcini. “Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa a oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. L’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. È nato con il linguaggio e in 150.000 anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura. Si trova nella neo-corteccia. Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così”.

Straordinarie capacità che l’essere umano è andato affinando nel proprio corpo dalla preistoria in poi! Tutto bene finché entrambi funzionano correttamente. Ma cosa succede quando, sfortunatamente, uno dei due emisferi subisce un trauma tale da impedirne il funzionamento?

Quando l’emisfero di sinistra viene danneggiato, il linguaggio subisce un importante deficit che, in gergo tecnico, viene definito “afasia”. Questa determina una severa interruzione dell’integrità della funzione linguistica: il paziente colpito non riesce più ad articolare le parole, non comprende bene ciò che gli viene detto, e produce spesso un’ammucchiata di parole incomprensibili e indecifrabili.

Risale a soli due mesi fa la notizia divulgata da diverse testate, anche online (riporto, fra gli altri, Focus.it, Repubblica Scienze, quiuniud – l’e-magazine dell’Università di Udine –, Insalutenews), del caso, unico al mondo, di A., ragazzo di origine rumena che aveva subito un gravissimo trauma cranico encefalico, seguito da un lungo coma.

Il ragazzo aveva frequentato le scuole italiane dall’età di 7 anni, diventando perfettamente bilingue; l’incidente, oltre a portarlo alla tetraplegia, gli aveva interrotto totalmente la facoltà della parola: pochi suoni inarticolati erano la sua unica possibilità di comunicare con il mondo esterno.

La pazienza e dedizione della famiglia, il suo impegno e forza di volontà, le ore di fisioterapia, di logopedia, di neuropsicologia cognitiva, la piscina, hanno progressivamente portato a risultati che hanno sorpreso anche i più esperti in materia: dopo due anni A. inizia a pronunciare singole parole ma, e qui sta il bello, in modo parallelo sia in rumeno che in italiano, mentre la logopedia si svolgeva esclusivamente in italiano. Stessa quantità, quasi gli stessi vocaboli. Dopo tre anni il suo linguaggio si arricchisce gradatamente fino a riprendere del tutto, dopo cinque anni, l’utilizzo di entrambe le lingue.

Cosa è successo nel suo cervello? Non era l’area sinistra, quella ora totalmente inservibile, l’area dedicata al linguaggio?

È successo che il suo emisfero di destra aveva completamente copiato le due nuove lingue. La risonanza funzionale dimostrava che l’emisfero sinistro rimaneva completamente fuori uso, non captava nulla, mentre quello destro aveva imparato a “vicariare”, a mimare le funzioni linguistiche normalmente processate dalle aree di sinistra.

Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Brain and Language, è stato condotto, oltre che dal primo autore dott. Andrea Marini dell’Università di Udine, da colleghi dell’Università, del Centro Puzzle e dell’Ospedale Koelliker di Torino, e ha dimostrato per la prima volta nella storia documentata dell’uomo, che l’emisfero destro, da solo, è in grado di permettere un recupero linguistico anche in casi così gravi.

Se vogliamo dare un lieto fine alla storia, è riportato negli articoli che, grazie alla terapia, A. si è ripreso anche dalla tetraplegia, e può muoversi ora, e camminare aiutandosi con un bastone. Ha partecipato come attore a uno spettacolo teatrale, ha intenzione di iscriversi a una scuola di canto…art30_einstein

Che meraviglia, il corpo umano, che meraviglia la mente: cerchiamo di non scordarcene, e di impegnarci in ogni istante delle nostre vite ad accudire e a coccolare noi stessi, esternamente e internamente.   

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