Menu

Nell’ultimo post parlavo di inchiostro e di come recenti studi abbiano dimostrato la supremazia della penna sulla tastiera ai fini dell’apprendimento e della produttività.

Ma di che inchiostro stiamo parlando? Con che cosa si scrive nel XXI secolo? La geniale penna inventata nel 1950 dal barone Marcel Bich rimane un grande classico e non è mai venuta meno alla promessa del suo primo, azzeccato payoff: “Writes the first time, writes every time”. Ed è vero: per esaurire una BIC ce ne vuole, oggi come allora. Nel 2005 BIC ha annunciato di aver venduto ben 100 miliardi di penne usa e getta. Sul sito www.bicworld.com scopro che con una BIC si possono scrivere tra i 2 e i 3 km di parole. Facciamo 2,5 km, salomonicamente. Ora, guardando un mio scritto vedo che su per giù le parole – immaginando di prenderle per le estremità e “stiracchiarle” – sono lunghe di media intorno agli 8 cm… questo significa che con una BIC potrei scrivere circa 31.250 parole. Moltiplicando per il numero delle penne vendute fino al 2005 calcolo (più volte, perché l’ora è tarda e il numero è impressionante) che potenzialmente l’inchiostro BIC ha generato oltre 3 milioni di miliardi di parole (e questo senza considerare gli ultimi 9 anni). Parole banali, geniali, memorabili, inutili, volgari, sublimi. Liste della spesa, lettere d’addio, appunti per un futuro bestseller… l’inchiostro più democratico della storia è sgorgato a fiumi e con ogni probabilità la storia l’ha cambiata.

Ma non esiste solo la penna a sfera. Io per esempio amo usare la stilografica. E non mi riferisco ai SUV della calligrafia, quei siluri di rappresentanza pesanti e buoni solo per firmare contratti dal notaio. Certo, lì la penna deve pesare, il momento è solenne. No no, la mia stilo è umile, leggera, con un pennino che mi riconosce e scivola morbidamente sulla carta. Mi rallenta un po’, forse, rispetto a quanto farebbe una penna a sfera, ma è giusto così: mi trattiene quel tanto che serve per essere certa delle parole che sto per scrivere. Perché sulla carta non c’è il BACKSPACE e se non si pensa si rischia il caos. Vale anche quando si parla, ma lì purtroppo il pennino a frenare la lingua non c’è.

Ma quando è nata la scrittura? Gran parte degli alfabeti usati nel mondo al giorno d’oggi discendono più o meno direttamente (principalmente attraverso l’alfabeto fenicio) dal sistema egizio-mesopotamico, sviluppatosi intorno al 2000 a.C. presso le comunità di lavoratori di origini semitiche del Sinai. Più recenti (e indipendenti) sono il sistema cinese (1200 a.C.) e quello mesoamericano (600 a.C.).
Se il linguaggio è antico quanto l’uomo (che a ben vedere non è proprio vero, ma si fa per dire), l’avvento della scrittura è stato lento, sporadico e irregolare. L’evoluzione del linguaggio procede a due velocità a seconda che si tratti di lingua parlata o scritta. Quest’ultima infatti cambia più lentamente e conserva caratteristiche che nel parlato sono ormai considerate obsolete.

L’alfabeto che utilizziamo quotidianamente per scrivere nella nostra lingua è quello latino o romano, composto di 26 grafi. In realtà originariamente i caratteri erano solo 20. La “G”, ad esempio, fu introdotta solo nel 230 a.C. dal console Spurio Carvilio Ruga (sul come e perché un console romano si svegli un giorno e decida di aggiungere una lettera all’alfabeto si possono solo fare congetture). Seguirono “Y” e “Z” durante l’epoca repubblicana e, nel Medioevo, “W” e “J” per permettere la scrittura delle lingue anglosassoni e romanze occidentali. I conti non tornano, lo so. L’ultimo grafo lo dobbiamo infatti alla distinzione fra “U” e “V”, che risale appena all’umanesimo.

E nel resto del mondo come si scrive? Conosciamo l’alfabeto cirillico e quello greco, sappiamo distinguere il cinese dal giapponese, già il coreano ci crea qualche problema. Ma esistono autentiche meraviglie calligrafiche che per la loro complessità e per le vicissitudini politico-culturali delle comunità che le utilizzano rischiano di perdersi.

Ecco quindi cinque splendidi alfabeti a rischio d’estinzione:

1. Birmano

(immagine presa dalla pagina web http://armchairtravelingwithnikki.blogspot.it/2011/09/burmese-script-my-new-favorite-written.html)

L’alfabeto birmano (di cui si hanno le prime attestazioni nel 1035) è il sistema usato per la scrittura delle lingue birmana, karen e mon. Conta 45 lettere in totale, di cui 34 consonanti e 21 vocali. La scrittura va da destra a sinistra e le parole non sono separate da spazi (anche se oggigiorno gli spazi sono ammessi per semplificare la lettura). I caratteri arrotondati sono legati all’antica consuetudine di scrivere su foglie di palma, che incisioni diritte avrebbero strappato con facilità. Purtroppo questo incredibile alfabeto è utilizzato ormai principalmente in ambito liturgico, mentre nell’uso comune è stato scalzato dai caratteri hindi e latini.

2. Singalese

(immagine presa dalla pagina web http://exploresrilanka.lk/2013/12/unique-alphabet-58-letters/)

Il singalese è l’alfabeto usato per la scrittura dell’omonima lingua, parlata da circa 13 milioni di abitanti dello Sri Lanka.
Si tratta di un sistema estremamente complesso che deriva dall’antica scrittura brahmi, a sua volta un adattamento indiano delle scritture semitiche.
Si scrive da sinistra a destra e conta ben 54 grafi, di cui 18 vocali e 36 consonanti. Più una manciata di caratteri (aggiunti di recente) per traslitterare fonemi stranieri quali ad esempio la “F”.
Ma niente paura, per mettere nero su bianco il singalese parlato ne bastano 36 (12 vocali e 24 consonanti). Un’inezia.
Un sistema incredibilmente complesso parlato solo ed esclusivamente dagli abitanti di un’isola nell’Oceano Indiano… non sorprende rientri nella lista degli alfabeti in via d’estinzione.

3. Georgiano

(Immagine presa dalla pagina web http://en.wikipedia.org/wiki/Georgian_scripts)

La storia della Georgia, fra Turchia e Russia non è stata facile. La politica imperialista russa, in particolare, ha inferto duri colpi alla sovranità politica e culturale del paese, imponendo il russo e di conseguenza il cirillico come lingua e alfabeto ufficiali. Un’incredibile perdita, perché l’alfabeto georgiano (nella variante mkhedruli, oggigiorno dominante) è unico nel suo genere. L’alfabeto georgiano fu inventato dal Farnabavo I Re d’Iberia e attualmente il suo uso si limita quasi interamente ai documenti religiosi e ai testi di architettura. Con i suoi 33 grafi il mkhedruli ha un’eleganza che ricorda l’arabo.

4. Tagalog
(Immagine presa dalla pagina web http://en.wikipedia.org/wiki/First_book_of_the_Spanish_Philippines#mediaviewer/File:DoctrinaChristianaEspanolaYTagala8-9.jpg)

Il tagalog (o tagallo) è la lingua più diffusa nelle Filippine e fino all’arrivo degli spagnoli nel XVI secolo veniva scritto con un sistema alfasillabario (basato sulla combinazione di consonanti e vocali) detto baybayin. La colonizzazione spagnola ne modificò gradualmente gli aspetti più caratteristici, tra cui la direzione (originariamente dal basso verso l’alto) e l’orientamento dei caratteri, che furono ruotati di 90 gradi. Di fatto nei secoli l’alfabeto latino ha soppiantato quasi completamente il sistema baybayin, sebbene a detta delle autorità ancora se ne faccia uso in alcuni ambienti.

5. Giavanese

(Illustrazione presa dalla pagina web http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_giavanese#mediaviewer/File:Javanese_script01.jpg)

Come il tagalog, anche l’alfabeto giavanese è basato su un sistema alfasillabario e comprende la bellezza di 53 grafi. Sviluppatosi nel XIII secolo per la scrittura dell’omonima lingua, l’alfabeto si diffuse successivamente nelle isole vicine incorporando numerose varianti regionali. Nel corso del XIX e XX secolo le autorità cercarono ripetutamente di standardizzarlo, ma con l’occupazione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale gli sforzi furono vanificati e l’uso dell’alfabeto giavanese fu proibito. Da allora è stato quasi completamente soppiantato dal sistema latino, sebbene ne rimangano tracce nella segnaletica stradale e il governo ne abbia imposto l’insegnamento nelle scuole. Sfortunatamente l’alfabeto giavanese è ormai caduto in disuso e c’è ben poco che si possa fare a questo punto per salvarlo.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*