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Qualche tempo fa, leggendo il mio ultimo articolo sulle peculiarità linguistiche della Val Resia, un collega di mio marito gli aveva chiesto: “Ma perché tua moglie non scrive un articolo su quello strano alfabeto che si trova inciso in alcune chiese che ho visitato in Istria?”. Non riesco a resistere quando mi vengono suggeriti spunti così interessanti e sono subito andata a cercare quello che potevo trovare sul glagolitico, come si chiama questo fantasioso sistema di scrittura.

Ho scoperto, così, che il glagolitico è il più antico alfabeto slavo, creato dai famosi missionari Cirillo e Metodio negli anni 862-863 per tradurre nell’antico slavo ecclesiastico i testi della Bibbia e altri libri sacri. Il più antico documento che attesta la presenza di questo alfabeto è la cosiddetta Tavola di Baška, rinvenuta da un giovane prete nell’omonima località croata nel 1851, nel pavimento di una chiesa. Definita da alcuni il “certificato di nascita del popolo croato”, questa ampia tavola di pietra, risalente all’anno 1100, documenta la donazione di alcune terre da parte del re Zvonimir a un convento benedettino, elencando i testimoni della donazione e riportando il periodo in cui la transazione ebbe luogo.

Il termine glagolitico deriva probabilmente dal sostantivo “glagolu”, che significa verbo, oppure dal verbo “glagolati”, che significa parlare. I suoi 40 caratteri sono una derivazione grafica del corsivo greco medievale, secondo alcuni basati addirittura su antiche rune slave. Tuttora utilizzato nella liturgia croata, questo alfabeto si diffuse a partire dalla fine del nono secolo in Bulgaria, Croazia, Dalmazia, Boemia, con qualche accenno anche in Russia e una parentesi in Polonia dove, alla fine del quattordicesimo secolo, fu fondato un convento glagolitico a Oleśnica e dove a Cracovia la regina Jadwiga fondò la chiesa della Santa Croce in cui il glagolitico venne usato per un’ottantina d’anni. Come conseguenza di questa diffusione così ampia, si possono quindi distinguere quattro tipi di glagolitico:

ⰿ    il glagolitico bulgaro, o rotondo, dalle lettere arricciate, sinuose;

ⰿ    il glagolitico croato, o quadrato, più spigoloso;

ⰿ    il glagolitico corsivo, che compare principalmente in documenti e atti commerciali, meno accurato dei due precedenti; e

ⰿ    il glagolitico a stampa, che compare nel 1483.

Negli ultimi decenni, soprattutto in Croazia e Bulgaria, il glagolitico ha goduto di una nuova popolarizzazione. Durante il periodo del comunismo, a questo alfabeto furono attribuiti valori democratici, popolari: nel 1941 a Zagabria venne realizzata un’enorme iscrizione memoriale per celebrare i 1300 anni di cristianizzazione del popolo croato; negli anni ’70–’80 a Sofia fu eretta un’enorme statua a Cirillo e Metodio e la colonna monumentale Za buvkite (“Sulle lettere”). Risale al 1977 un’altra perla, sicuramente da visitare non appena le condizioni epidemiologiche mondiali lo permetteranno: il Viale dei Glagoliti, nel minuscolo abitato di Hum (in italiano Colmo), nel cuore dell’Istria. Questo paesino, con la sua limitata estensione di 100 m di lunghezza per 30 di larghezza, è entrato a far parte del Guinness dei Primati come città più piccola al mondo. Alla fine degli anni Settanta, alcuni intellettuali istriani si riunirono per creare questo percorso in undici tappe, che iniziano ai piedi del vicino abitato di Roč (in italiano Rozzo, dove d’estate è attiva una “scuola di glagolitico”) con la Colonna dell’Assemblea ciacava a forma di “S” che simboleggia gli inizi dell’alfabetismo slavo. Proseguendo la passeggiata (che forma anch’essa una lettera “S”), troviamo il Tavolo di Cirillo e Metodio, la Cattedra di Clemente d’Ocrida (seguace di Cirillo e Metodio), il Lapidario, il Valico di Lucidar Croato, il Belvedere di Gregorio da Nona, la Salita della delimitazione istriana, il Muro dei protestanti ed eretici istriani, e il Luogo di Riposo di Juraj Žakan (colui che anticipò la stampa del primo libro stampato croato). Infine, si raggiunge il Monumento alla resistenza e alla libertà, costituito da tre blocchi di pietra a simboleggiare le tre epoche antica, medioevale e moderna, e, da ultima, la Porta della città, all’entrata del paese di Hum. Naturalmente, è possibile acquistare gadget “a tema” di vario tipo, in queste località.

Negli ultimi decenni, l’attenzione nei confronti di questo alfabeto si è ulteriormente acuita: nel 1993 è stata istituita a Zagabria la Società degli amici del glagolitico (Društvo Prijatelja Glagoljice), che promuove l’uso di questo alfabeto nella società contemporanea. Nel 2014, il Ministero della Cultura croato ha iscritto il glagolitico nel patrimonio culturale intangibile del paese. A febbraio 2018 è stato pubblicato il Breviario croato (Hrvatski Brevijar, di Dunja Lakuš), un testo di più di 3000 pagine suddiviso in quattro volumi, la cui stesura ha richiesto oltre nove anni di lavoro.

Anche la nostra Trieste è stata toccata dal lungo braccio del glagolitico: notazioni in questo alfabeto sono state trovate nelle chiese della Pieve di Dolina; alcuni graffiti glagolitici sono visibili nelle chiese di Muggia Vecchia, Contovello e San Giovanni di Duino, e nell’Orto Lapidario è conservato il portale della cosiddetta “Casa Cancellieri”, che riporta un’iscrizione in glagolitico tuttora indecifrata; un interessante approfondimento al riguardo è disponibile sul numero 28 del giornale La Voce di Trieste (https://www.lavoceditrieste.net/wp-content/uploads/2013/09/lavoce_28c.pdf).

Su Wikipedia è possibile trovare un vocabolarietto dei termini più ricorrenti nei testi in glagolitico: si tratta di voci che indicano concetti basilari come membri della famiglia, luoghi, animali, aggettivi come giovane, vecchio, vicino, lontano; colori, numeri e verbi che denotano azioni semplici come essere, avere, comprare, ma anche… fornicare (in glagolitico, ⰱⰾⱘⰴⱏ (blǫdŭ). Persino Nonciclopedia ci si è cimentata, con i risultati che ci si possono attendere da tale fonte di sapere inconfutabile.

Concludo svelando l’arcano nel titolo: il mio saluto è rivolto a tutti gli amici, in glagolitico ⱂⱃⰹⱑⱅⰵⰾⱐ (prijatelĭ), sperando di aver stuzzicato la vostra curiosità e il desiderio di andare a visitare non appena possibile i luoghi menzionati nell’articolo. Ciao a tutti, dalla vostra

 

ⰿⰰⱃⰸⰻⰰ

Published in World awareness

Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione presso la SSLMIT di Trieste, a giugno 2015 entra a far parte del team di LinkLab. A luglio 2019 è vincitrice del concorso Oceano di Carta col racconto “Da bambino voleva guarire i ciliegi”, pubblicato nell’antologia “’U Sfinciuni” (Sensoinverso). A maggio 2020 esce il suo primo romanzo, “E vivere. Il tempo delle successioni” (Robin edizioni). Lettura e scrittura, gastronomia e natura sono le sue passioni.

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