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Lo so. È una fissazione. Ho perso ormai il conto delle volte in cui in un modo o nell’altro sono finita a parlare di punteggiatura. Perché non la si usa o se ne abusa o non se ne apprezza la sottile importanza. Ma il bello di un blog è che permette di non veder sbuffare la gente che ti legge, e io ne approfitto.

Inoltre stavolta l’argomento è particolare e mi tocca da vicino. Mi sono imbattuta di recente in una ricerca dal titolo “Texting insincerely: The role of the period in text messaging” condotta dalla Binghamton University di new York – mai sentita, ma se c’è la parola University nel nome diventa subito più credibile – sulla punteggiatura negli SMS.

Ora, non so il resto del mondo, ma personalmente trovo che scrivere SMS sia una pratica insidiosa quanto logorante.

Va detto che ne scrivo pochi, tipicamente per comunicazioni di servizio. Per il resto le possibilità sono due: o è importante e merita una telefonata o forse dirsi tutto ma proprio tutto non serve.

C’è poi la questione del come scrivere. Per cominciare non amo le abbreviazioni: cmq, xé, tnt, tvb, qlc… sono consapevole della loro esistenza, rispetto (abbastanza) chi le usa ma grazie, no. Dal mio punto di vista è un po’ come indossare i pinocchietti. Quei 20 centimetri di pantalone sacrificati in nome di chissà quale risparmio/comodità/moda. Ma a che prezzo! Dalle Alpi alla Sicilia, centinaia di migliaia di individui schiantati al suolo da una moda villana… Ecco, questi “pinocchietti linguistici” li lascio ad altri e nel mio piccolo preferisco coltivare una certa estetica della parola.

Un altro deterrente è la quotidiana lotta con il T9, assistente alla scrittura di demoniaca ispirazione. Il T9 è tarato su una comunicazione semplice e basilare, e su questo non discuto, ma il mio telefono si arroga il diritto di trasformare congiunzioni in verbi e viceversa, di storpiare avverbi e appiattire aggettivi. Per quanto sia accorta nel digitare, se non rileggo il messaggio prima di spedirlo corro il rischio (se mi va bene) di passare per un’analfabeta oppure (se mi va male) di offendere qualcuno. Una frase innocua tipo “ho scordato il pollo, stasera pizza!” può diventare “ho scopato il Paolo, stasera pizza!” e queste sono cose che uno preferisce non succedano.

Non parliamo poi degli emoticon… so di quaranta/cinquantenni che terminano i messaggi con :-P. Non è serio! Credo esista un’età massima oltre la quale la linguaccia non è più ammessa in pubblico.

Rimane infine la questione della punteggiatura. Viviamo in un mondo in cui con un clic è possibile farsi recapitare la cena e con altri due clic assicurarsi un appuntamento galante per il dopocena. Insomma, siamo una generazione con i minuti – no, i secondi – contati. Ogni singolo carattere ha un peso, un significato. Per questo motivo anche la punteggiatura utilizzata negli SMS è diventata una forma di comunicazione a sé.

Lo scopo dei ricercatori della Binghamton University era di valutare se anche attraverso gli SMS fosse possibile veicolare quegli aspetti non verbali ma determinanti che nella conversazione sono espressi per esempio dal tono di voce o dall’espressione del volto. Chiaramente gli SMS non permettono di sfruttare tali mezzi e chi li usa deve ricorrere ad altri strumenti come gli emoticon, l’alternanza di maiuscolo/minuscolo e la punteggiatura.

Tornando allo studio della Binghamton University, la ricerca ha coinvolto 126 studenti cui è stato chiesto di leggere una serie di scambi di battute sotto forma di SMS o di bigliettini manoscritti. Con il messaggio si invitava un amico a partecipare a un qualche evento. Le risposte erano brevi, affermative: Okay, Sure, Yep, Cool. In alcuni casi erano seguite da un punto, in altri no. Secondo i risultati della ricerca, se la risposta era seguita da un punto i soggetti la percepivano come meno sincera rispetto ai messaggi in cui invece la punteggiatura non veniva utilizzata. Lo stesso non valeva per i biglietti manoscritti, il che fa pensare a un fenomeno direttamente legato al mezzo comunicativo. In un follow-up dello studio, i soggetti hanno addirittura osservato che il “tasso di sincerità” cresce ulteriormente se a concludere il messaggio sono dei punti esclamativi: inutile dirlo, in questo caso più sono e meglio è.

A guardar bene, l’uso della punteggiatura può essere rivelatore. Qualcosa mi dice che la cucina indiana piace più a Marzia che a Diletta…
A guardar bene, l’uso della punteggiatura può essere rivelatore. Qualcosa mi dice che la cucina indiana piace più a Marzia che a Diletta…

Per quanto mi riguarda, stando allo studio newyorkese sarei una persona orribile e insincera. I miei sms sono tendenzialmente ipercorretti, aridi, sprovvisti di occhiolini e linguacce e si concludono di norma con un bellicoso puntino. Faccio bene a scriverne pochi.

Ma come si spiega questa bizzarra percezione di insincerità e di ostilità legata all’ignaro punto? Innanzitutto in un SMS il punto perde lo scopo originario di dividere i periodi poiché la brevità dei messaggi non lo rende necessario. Gli SMS sono per lo più singole frasi che raramente necessitano di essere divise. In secondo luogo i messaggi sono un mezzo di comunicazione tanto informale da risultare in contrasto con la categoricità del punto. In altre parole, l’attenzione al dettaglio suggerisce un retropensiero, e a cosa pensa chi retropensa? Per questo istintivamente chi legge diffida.

La consapevolezza di tutto ciò mi lascia con un dilemma.

Sappiamo che la lingua è in costante evoluzione, che certi usi si affermano in deroga alla norma e finiscono per diventare prassi validata. È un dato di fatto che non si può ignorare o negare. Questo significa che forse attenersi a un uso prescrittivo della grammatica anche con un mezzo che – è stato dimostrato – non segue le regole dell’italiano standard potrebbe di fatto rendere meno efficace o addirittura fuorviante la comunicazione. In tal caso sarei io in errore e non potrei certo biasimare chi interpreta le mie parole secondo parametri diversi dai miei ma ormai diffusi e condivisi. Forse dovrei cominciare a infilare nei miei messaggi un po’ di punti esclamativi, punti e virgola e asterischi così, a caso, come sembrano fare in molti.

Agli occhi degli altri ci guadagnerei in schiettezza, sincerità e simpatia.

Non lo so. È dura. Ci devo pensare.

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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