Menu

Chi si aspetta un racconto autobiografico rimarrà deluso. Detto questo, è pur vero che sono fra quanti rivendicano con orgoglio la propria glottofilia e secondo alcuni recenti studi il sottile piacere dell’apprendimento linguistico sarebbe legato ad altri, insospettati e meno innocenti meccanismi di gratificazione.
La rivista Current Biology ha da poco pubblicato i risultati del lavoro di alcuni ricercatori dell’Università di Barcellona, del Bellvitge Biomedical Research Institute (IDIBELL) e della Otto von Guericke University Magdeburg, il cui obiettivo era scoprire se e fino a che punto l’apprendimento di una lingua attivasse meccanismi di piacere e ricompensa già noti agli scienziati in relazione ad attività meno meritorie.
Ebbene, pare che per il nostro cervello imparare nuove parole possa risultare piacevole quanto il buon cibo, il sesso, le droghe o il gioco d’azzardo.
Ai 36 partecipanti allo studio è stato chiesto di cimentarsi in simulazioni di gioco e nell’apprendimento di nuovi vocaboli. Osservando tramite risonanza magnetica funzionale l’attività cerebrale dei soggetti, in entrambi i casi gli studiosi hanno potuto verificare una stimolazione dello striato ventrale. Si tratta di una scoperta interessante, dal momento che l’area del cervello deputata al linguaggio è situata in una struttura corticale incapsulata che finora non era mai stata messa in relazione con i circuiti subcorticali della ricompensa, molto più antichi dal punto di vista evolutivo.

Schema dell’esperimento condotto dai ricercatori (Università di Barcellona)

Il linguaggio umano è un fenomeno unico nel suo genere, che ci distingue da tutto il resto del regno animale. La sua invenzione, datata appena 100.000 anni fa, è considerata una tappa fondamentale della nostra evoluzione perché ha permesso agli individui della specie di condividere la conoscenza e quindi di cooperare con maggiore facilità. Tuttavia, cosa determini l’impulso ad apprendere una lingua sin dalla più tenera età è sempre rimasto un mistero. Da tempo si ipotizzava un qualche legame con i meccanismi di ricompensa, ma finora erano sempre mancate prove sperimentali a sostegno della teoria.
Con la loro scoperta, i ricercatori spagnoli e tedeschi hanno gettato nuova luce su un antico quesito dell’evoluzione umana: l’interazione fra l’area corticale e subcorticale del cervello, infatti, avrebbe dato all’essere umano un vantaggio importante che sarebbe poi sfociato nell’invenzione del linguaggio.
Lo stesso principio spiegherebbe anche la passione di molti per passatempi come i cruciverba o lo scarabeo. Viene da chiedersi se in edicola la Settimana Enigmistica dovrebbe trovare posto su un altro scaffale, in mezzo ad altre pubblicazioni per adulti… o forse no. Esiste, chiaramente, una differenza tra il piacere immediato che otteniamo dal sesso e dalle droghe e quello che invece deriva dall’apprendimento. Nel secondo caso è previsto un maggior dispendio di energie (mentali, perlomeno) e la gratificazione è a lungo termine. In altre parole, studiare una lingua sarà più faticoso, ma il piacere dura di più, pun intended.
Tralasciando le facili salacie, oltre a spiegare finalmente quali meccanismi avrebbero condotto allo sviluppo del linguaggio, lo studio apre nuovi interessanti scenari per il trattamento dei pazienti con problemi di apprendimento linguistico, le cui difficoltà potrebbero essere aggirate facendo leva sull’attivazione dei circuiti di ricompensa.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*