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Fin da quando ero bambina, i miei genitori mi hanno trasmesso la passione per l’internazionalità, per le lingue e per… Asterix. Ricordo pomeriggi passati sdraiata a terra sulla moquette della mia cameretta a sfogliare fumetti su fumetti fino ad impararne le battute a memoria.

Uno dei miei preferiti era Asterix e i Britanni, nel quale gli autori, con sottile ironia, parodiavano alcune peculiarità della lingua inglese, dalle question tags (“nevvero? Lo è!”), alle inversioni tra aggettivo e sostantivo (“la pozione magica” che diventava “lo magico pozione”), senza parlare dell’accenno ai Beatles per cui andavo pazza.

Ma la parte che mi divertiva di più era quella in cui Beltorax, il “cugino britanno” di Asterix, proponeva di “scuotersi le mani”, invito che Obelix prendeva alla lettera, iniziando a sbatacchiare il malcapitato su e giù.

Video: Asterix, i Britanni e gli scuotimenti di mano

Questa simpatica scenetta solleva un interrogativo: come ci si “scuotono” le mani nel mondo? Nell’ultimo articolo pubblicato sul nostro blog, Elisabetta ci ha introdotti al concetto della prossemica, lo studio della gestualità e dei comportamenti che adottiamo mentre comunichiamo con gli altri. Si è visto che le consuetudini prossemiche variano, e di molto, in giro per il mondo. Una di queste è, per l’appunto, l’abitudine di darsi la mano per salutarsi.

Nei paesi occidentali, ci si dà la mano quando si viene presentati a qualcuno, quando si dice arrivederci, all’inizio e alla fine di una riunione di lavoro, un incontro tra persone, in chiesa o in altre circostanze di ritrovo. Come si fa? A questo punto intervengono le regole di buona educazione e il galateo. Se siamo i primi a tendere la mano, daremo un’ottima impressione, che durerà nella memoria della persona che riceve la stretta; è altresì una questione di controllo, da un certo punto di vista: offrendo per primi la mano, dimostreremo di essere quelli che conducono la situazione. Se però nell’ambiente in cui ci troviamo vige una gerarchia di qualsiasi tipo (contesti sociali importanti, lavorativi, di affari, ecc.), sarà meglio seguire l’esempio della persona che riveste la carica più importante e aspettare il momento più adatto.

Cosa dovrà succedere, in quei pochi istanti? Tenderemo la mano destra in modo da incontrare esattamente quella dell’altra persona in una stretta decisa, ferma, ma non troppo forte; una o due volte basteranno (non come fa Obelix…), senza indugiare troppo a lungo: secondo alcuni studi, la durata media della stretta di mano è di circa 5 secondi. No ai guanti, soprattutto per l’uomo, mentre per la donna è un privilegio tenerli addosso; attenzione, poi, se si stringe la mano a una donna a non schiacciare troppo se lei porta degli anelli!

Ho parlato della mano destra, ma perché è diventata tradizionalmente la destra, la mano da stringere? Perché in origine si intendeva dimostrare a chi ci trovavamo di fronte che non avevamo armi in mano, e che quindi venivamo con buone intenzioni. Vero per tutti? Risposta negativa, anche qui: gli scout si stringono la mano sinistra, col mignolo scostato e incrociato con quello dell’interlocutore. Questa tradizione sembra arrivare dall’Africa dove Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, aveva ascoltato la leggenda dei capi di due tribù che, dopo aver combattuto fra loro a lungo, avevano finalmente deciso di convivere in pace, gettando le armi e porgendosi la mano sinistra. Ora il gesto assume il significato della fiducia reciproca, dal momento che la parte sinistra del corpo è la parte “del cuore”, e tuttora, l’articolo E 1.8 del regolamento del Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani recita che “Gli esploratori e le esploratrici si salutano stringendosi la mano sinistra, mano del cuore, simbolo di fraternità attiva, incrociando il mignolo e scambiandosi il saluto scout con la destra”.

In alcune occasioni, la stretta di mano può essere addirittura indice di appartenenza a un gruppo, come accade con le evoluzioni manuali introdotte nei ghetti americani, che spaziano dal first bump, il saluto pugno contro pugno, al cinque alto o basso, derivato dal mondo del baseball, fino a schiaffetti, pacche, saltelli vari che in certi casi diventano una specie di danza rituale. E rituali sono anche le strette di mano (grip, token, ecc.) che pare siano un segno distintivo dei massoni; tante, diverse fra loro a seconda del luogo, dell’occasione o della posizione della persona nell’ambito dell’associazione, talmente antiche da derivare addirittura dai tempi dei cavalieri templari, a quanto si dice.

E nel mondo, cosa succede? Si dà la mano sempre allo stesso modo? E poi: ci si dà la mano, oppure in alcuni casi è meglio di no?

La risposta alla prima domanda è molto ben indicata in questa pagina; e la risposta è, com’era prevedibile: no! Paese che vai, stretta di mano che trovi: si passa dalla stretta veloce e “morbida” della Gran Bretagna, a quella più ferma che si usa negli Stati Uniti; dalla stretta accompagnata dal contatto visivo, necessario quando si saluta in Brasile, a quella in cui gli occhi devono assolutamente abbassarsi, come accade in Cina.

Non dappertutto, poi, è accettato il contatto tra le mani: in Thailandia non è educato toccare un’altra persona, quindi ci si inchina leggermente con le mani giunte, mentre in Malesia chi saluta si prende le spalle con le mani incrociate sul petto, e a Taiwan si copre il pugno sinistro con la mano destra e si premono entrambe sul cuore, in segno di rispetto. In Giappone è talmente famoso l’inchino a mani giunte e occhi abbassati da entrare anche nella tradizione occidentale, in particolare nell’ambito teatrale, dove gli attori sono soliti salutare in questo modo il pubblico che li applaude.

Dal più lontano al più vicino: in alcune parti del mondo, infatti, si passa presto a baci e abbracci (tra uomini, ovviamente), come nei Paesi arabi, saluto a volte sostituito da un tocco con la mano sul torace, poi sulle labbra e poi sulla fronte, che significa: “Ti offro il mio cuore, la mia anima e il mio pensiero”. Baci e abbracci riceveremo anche dagli uomini russi, magari a partire dal secondo incontro, mentre le donne russe tendono a riservare questo trattamento ai soli connazionali e a salutare gli stranieri con una più modesta e tradizionale stretta di mano.

#36Ancora più vicini: conosciamo tutti l’abitudine degli eschimesi Inuit di salutarsi tra intimi con il famoso kunik, il bacio che consiste nel premere naso e labbro superiore contro la persona di fronte, strofinando e annusandone leggermente il volto; forse un po’ meno noto è, invece, il saluto Maori che si chiama Hongi, parola che significa pressappoco “condivisione del respiro della vita”. Si fa avvicinando la punta del naso per tre volte, rapidamente.

#36_shakaE infine, tornando ad allontanarci, alle Hawaii saluteremo usando lo shaka, che si fa alzando il braccio con il pollice teso verso la bocca, il mignolo alzato, mentre le altre dita sono piegate e la mano ondeggia nell’aria; l’origine di questo saluto pare che risalga a quando i navigatori spagnoli per la prima volta sbarcarono sulle coste dell’isola e, cercando di farsi amici gli abitanti locali, li invitarono a bere qualcosa insieme usando questo gesto.

Ultima curiosità in tema di strette di mano: sognare di stringere le mani a qualcuno può indicare l’inizio o la fine di una situazione, mentre se si sogna una persona che stringe la mano a un’altra, è presagio di nuovi incontri di amicizia o d’amore.

Ci crediamo? Non ci crediamo? Non importa, ma nel frattempo, in attesa del prossimo articolo… scuotiamoci le mani!

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