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Mi ha sempre affascinato il modo in cui diversi popoli esprimono i modi di dire nelle varie lingue e come questi vengano tradotti per convogliarne il significato metaforico al di là della pura traslocazione di parole. Se girovaghiamo su qualsiasi motore di ricerca, sono ormai numerosissimi gli articoli che analizzano come, di Paese in Paese, vengano utilizzate rappresentazioni simboliche anche molto differenti per trasmettere il medesimo concetto.

Gli ambiti possono essere dei più disparati, passiamo dai vari modi per augurare buona fortuna, a modi di dire inerenti al cibo, dalle frasi fatte che hanno come protagonisti gli animali, agli insulti e imprecazioni.

Un argomento che mi è particolarmente simpatico è il tempo meteorologico.

Siamo in primavera, ora, è fine aprile ma il tempo non si è ancora assestato. Abbiamo avuto un assaggio di primavera, ma in questi giorni, a Trieste, il termometro ha di nuovo sfiorato gli zero gradi di minima. Si sa, una rondine non fa primavera. Non la fa neanche in Francia, se è per questo (une hirondelle ne fait pas le printemps); ma già se andiamo in Spagna, la rondine non farà estate (una golondrina no hace verano), e non sarà ancora estate neanche in Inghilterra (one swallow doesn’t make a summer) né in Germania (eine Schwalbe macht noch keinen Sommer).

Speriamo, in ogni caso, in un miglioramento del tempo. Gli inglesi hanno un detto molto simile al nostro: red sky at night, shepherd’s delight, red sky in the morning, shepherd’s warning. Stanco dopo una giornata trascorsa a rincorrere le pecore, il pastore inglese si posa sul muretto a secco che delimita la sua proprietà, si spazzola di dosso la polvere e la stanchezza accumulate e scruta l’orizzonte. Il cielo è rosso, il suo cuore si riempie di gioia: domani lo attende il bel tempo. Ma se un mattino, alzandosi all’alba, guarda il cielo dal vetro appannato della sua finestra, lo vede rosso… sarà per lui un monito: attenzione, il tempo non sarà dei migliori. E se in Italia col rosso di sera bel tempo si spera, di mattina la questione linguistica è già meno definita, poiché in alcune zone “la pioggia si avvicina”, in altre il “brutto tempo o il maltempo si avvicina”, e altrove ancora “il tempo si rovina”. Differenze linguistiche per un medesimo concetto: prendiamo l’ombrello, che non si sa mai.

Ma… se piove, quindi?

Nel 2009 è uscito un simpatico film di animazione, nel quale un giovane scienziato, tanto geniale quanto pazzerello, trova il modo, nella sua isola in cui l’unica ricchezza alimentare è costituita dalle sardine, di far piovere cibo dal cielo. Cloudy, with a Chance of Meatballs, recitano le previsioni meteo riportate nel titolo originale: si prevede un tempo nuvoloso e saranno possibili piovaschi sparsi di… polpette! In italiano, infatti, il titolo è stato tradotto come Piovono polpette, mentre simpaticamente, in Israele… piovono falafel.

piovono_polpette-linklab2E cosa piove, nelle altre lingue?

Quando piove molto, in molti Paesi piovono oggetti: possono essere di legno, come nella Repubblica Ceca dove piovono carriole (padaji trakaře), oppure in Catalogna, dove dovremo stare attenti a botti e barili (està plovent a bots i barrals); in Grecia, il danno sarà minore, poiché piovono “solo” le gambe delle sedie (βρέχει καρεκλοπόδαρα). Altrove la situazione può essere più… tagliente: in Portogallo piovono coltellini a serramanico (está chovendo canivetes), e in Irlanda cadono taglierini (tá sé ag caitheamh sceana gréasaí). Allerta massima in Slovacchia, dove piovono addirittura… trattori (padajú traktory)! Per fortuna, in Francia, la questione è più tranquilla, perché dalle nuvole vedremo cadere “solo” delle funi (il pleut des cordes). Ma attenzione anche qui, perché a volte pare che le mucche soffrano di una certa incontinenza: in quei casi, il pleut comme vache qui pisse.

Animali e animaletti possono scendere dal cielo in certe parti del mondo: se, quindi, in Germania piovono cuccioli (es regnet junge Hunde), nei Paesi anglofoni si aggiungono anche i cani (it’s raining cats and dogs). piovono_polpette-linklab3In Brasile avremo una pioggia di serpenti e lucertole (chovem cobras e lagartos) e in Polonia cadranno rane dal cielo (pada zabami): un po’ come è accaduto a Ishikawa, in Giappone, a giugno del 2009, o due volte in Ungheria tra il 18 e il 20 giugno del 2010. Secondo gli studi, questo genere di fenomeni è stato riportato in molte nazioni del mondo, e sarebbe dovuto al transito di forti venti che, passando su dei bacini d’acqua, sollevano pesci, rane o altri animaletti, per portarli a spasso anche per chilometri.

Venti molto più forti serviranno per sollevare gli apprendisti calzolai che si vedono piovere in Danimarca (det regner skomagerdrenge), o i poveri mariti che scendono dai cieli della Colombia (está lloviendo hasta maridos). Poetici, i norvegesi ammirano dalle finestre le femmine di Troll che scrosciano tra le grigie nubi (det regner trollkjerringer).

Pitter-patter farà la pioggia inglese, csipp-csepp, si udrà in Ungheria, Ju-Ruk Ju-Ruk in Corea… Plic-ploc è il suono della pioggia francese, mentre in Giappone inizia una pioggia leggera che fa potsuri-potsuri, ma che ben presto si trasforma in acquazzone: zaa-zaa, farà allora, per poi sfumare in una pioggerellina che, piano piano, shito-shito, finalmente si arresterà.  

Arriva il caldo, un caldo da scimmia, addirittura, o perlomeno in Germania (Das ist eine Affenhitze); torrido al punto che down under, in Australia, sarà ancora più caldo di quanto si possa misurare nell’ascella di un tosatore di pecore, hotter than a shearer’s armpit.

Published in World awareness

Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione (inglese e spagnolo) presso la SSLMIT di Trieste, ha lavorato per anni come traduttrice e copy-editor di testi di medicina e psicologia per una nota casa editrice scientifica e a giugno 2015 è entrata a far parte del team di LinkLab, Laboratorio di Comunicazione Multilingue e Cross-Culturale.

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