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Ci sono due modi di scrivere, anzi tre.
1. Digitando su una tastiera:
è veloce. Le dita tengono il passo dei pensieri, che altrimenti rischiano di scappare.
è pulito, perché i ripensamenti non lasciano traccia.
è comodo, perché permette di condividere le idee in tempo reale.
2. Pensando (non ho idea se lo facciano tutti. Io sì):
è un metodo per rielaborare i pensieri più complessi, quelli che non si lasciano facilmente imbrigliare. Ogni pensiero viene scritto e riscritto mentalmente levigandone la forma, eliminando approssimazioni e ridondanze. Un copy-editing cerebrale che permette di fare chiarezza. Qualche volta funziona, qualche volta no.
3. Con la penna.
Ma vale ancora la pena di scrivere a penna? E soprattutto a chi scrivere?
Chi crede che ormai l’inchiostro serva solo per le lettere d’amore (ammesso che ancora se ne scrivano nell’era di Tinder) e per le liste della spesa forse non è a conoscenza dei numerosi studi sui meccanismi e gli effetti della scrittura.

Gli scienziati hanno dimostrato che scrivere con carta e penna stimola i neuroni che formano il sistema reticolare attivatore ascendente (ARAS). L’ARAS ha la funzione di agire da filtro per tutte le informazioni processate dal cervello inviando messaggi alla corteccia cerebrale affinché dia risalto e priorità a quelle che al momento sono più importanti.

La faccenda è meno astratta di quanto non sembri: alcuni studi hanno infatti provato che scrivere (e non digitare) migliora l’apprendimento e il raggiungimento degli obiettivi. A tale proposito una ricerca condotta presso la Dominican University della California su 149 soggetti ha dimostrato che quanti mettevano per iscritto i propri obiettivi avevano il 33% di probabilità in più di raggiungerli rispetto a coloro che si limitavano a fissarli mentalmente. Altri studi hanno invece dimostrato che scrivere i vocaboli in una lingua straniera ne facilita la memorizzazione − non mi è difficile crederlo, avendo passato anni a trascrivere come un’amanuense vocaboli russi che altrimenti non sarei mai riuscita a ricordare.
La superiorità della penna sulla tastiera sarebbe confermata anche da numerose ricerche sullo sviluppo delle funzioni cognitive. Uno studio della University of Washington, ad esempio, ha evidenziato che i bambini in età scolare scrivono di più, meglio e più velocemente quando usano l’inchiostro invece dei tasti.
La ragione andrebbe ricercata nel fatto che nella scrittura a penna si usano le mani per tracciare e collegare le lettere, un processo che coinvolge in modo più attivo il cervello rispetto alla digitazione, che invece richiede una semplice scelta delle lettere su tasti altrimenti identici.

Non solo lettere d’amore, dunque. Anzi. Se l’inchiostro è la strada per il successo forse anche pigri e tecnofili potrebbero riprendere in mano carta e penna.
Per chi come me non le ha mai abbandonate sarebbe un bel giorno.
Non serve essere esperti forensi per sapere che la calligrafia è specchio del carattere di chi scrive. La pesantezza del tratto, l’inclinazione delle lettere, la dimensione dei caratteri, ogni aspetto è rivelatore. Prendiamo la direzione, ad esempio: secondo la celebre Scuola Francese se la scrittura punta verso l’alto può essere segno di entusiasmo, se punta verso il basso suggerisce prostrazione, mentre la scrittura sinistrogira è indice di egoismo e quella destrogira di generosità.
Anche senza chiamare in causa la Scuola Francese, intuitivamente − forse anche inconsciamente − l’inchiostro ci parla. Che questo indizio per conoscere i nostri simili si sia quasi completamente perso con l’avvento del digitale è un gran peccato. E non è che non si scriva più… scriviamo tutti, tanto e continuamente, eppure lo facciamo mantenendo l’anonimato, nascondendoci dietro a un pixel.
Io per prima. Ed ecco allora il mio coming out calligrafico:

Calligrafia

alla Scuola Francese l’ardua sentenza.

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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