Menu

Ce lo ripetono fin da piccoli, che bisogna pensare prima di parlare. È un consiglio da tenere a mente, sempre. Ma a voler cercare il pelo nell’uovo… davvero le cose stanno così? E per non abbandonare la metafora pollaiola, viene prima l’uovo (il linguaggio) o la gallina (il pensiero)? In altre parole è il pensiero a determinare il linguaggio o viceversa?
La questione è, inutile dirlo, aperta. Gli studiosi però ci stanno lavorando con risultati interessanti.

Per riassumere in poche righe un secolo di psicolinguistica, in principio era l’ipotesi di Sapir-Whorf o della relatività linguistica. Popolarissima verso la fine degli anni ruggenti, affermava che lo sviluppo cognitivo dell’individuo è condizionato dal linguaggio o, nella variante più estrema, che il nostro modo di esprimerci determina il modo in cui pensiamo. L’ipotesi di Sapir-Whorf rimase in auge fino agli anni ’70, quando si fecero strada nuove teorie a sostegno dell’universalità di pensiero e linguaggio. Ora, decenni più tardi, abbiamo sempre più prove empiriche che la madrelingua condiziona di fatto il modo in cui pensiamo, influenzando addirittura concetti fondamentali quali lo spazio, il tempo, la causalità e le relazioni con i nostri simili.

Un esempio? In quasi tutte le lingue occidentali esiste una concezione del tempo che colloca il futuro “davanti” e il passato “dietro”. Secondo uno studio condotto presso l’Università di Aberdeen, in Scozia, su un campione di soggetti anglofoni, chi parla una lingua di questo tipo tende a muovere inconsciamente il corpo in avanti parlando o pensando al futuro e indietro quando invece si riferisce al passato. Lo stesso, è stato dimostrato, non avviene per le popolazioni la cui lingua è caratterizzata da una diversa concezione del tempo. È il caso della lingua andina Aymara, per la quale il passato è davanti e il futuro indietro. Gli studiosi hanno osservato che gli individui di lingua Aymara indicano davanti a sé quando parlano di avvenimenti passati e alle proprie spalle quando parlano di ciò che sarà.

Persino il modo in cui ricordiamo e raccontiamo i fatti cambia in base alla lingua. A seconda che in un idioma siano più frequenti le forme attive o passive, infatti, cambia il “protagonista” della frase e l’attenzione passa dall’agente all’oggetto dell’azione. Il racconto degli stessi fatti può quindi variare sulla base della sintassi della lingua di chi parla.
O i numeri… chi ha studiato per diventare interprete lo sa: matematica e linguaggio attivano parti del cervello diverse e la frase più complessa può riservare meno insidie di una banalissima cifra per chi sta dentro a una cabina.

Ore e ore di esercizio fanno sì che il professionista non incespichi, ma giuro sembra proprio di sentirlo, quello sgambetto cerebrale. Ebbene, come se il rapporto fra numeri e linguaggio non fosse già abbastanza complesso, è stato dimostrato che la nostra capacità di tenere a mente i numeri o eseguire mentalmente calcoli può dipendere anche dal numero di sillabe contenute nelle parole che identificano i numeri stessi.

Per non parlare dei colori… gli studiosi hanno appurato che insegnare nuovi nomi per identificare i colori migliora la capacità dei soggetti di distinguere tra le diverse tonalità.

Come varia la percezione del colore a seconda della cultura. Infografica a cura di topwebdesignschools.org

A me piace il pervinca, ad esempio, e lo indosso volentieri. Ma sarei in grado di riconoscerlo con altrettanta precisione anche se non sapessi che quella sfumatura di celeste-violetto-vagamente-grigiastro si chiama così? Se dare un nome alle cose ci rende più consapevoli della loro esistenza significa che il linguaggio è davvero in grado di condizionare la nostra percezione della realtà e, in ultima analisi, il nostro modo di pensare.

Il pensiero, in sostanza, è un insieme di processi linguistici e non-linguistici. Scoprire in che modo esso sia condizionato dal linguaggio ci permette di comprendere in che modo l’uomo abbia sviluppato le proprie conoscenze, raggiungendo i livelli di complessità e astrazione che ci caratterizzano e che sono alla base della nostra umanità.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*