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Nel mio penultimo articolo vi avevo sottoposto un gioco per imparare ad augurare un Buon Natale in 12 lingue. L’idea mi è piaciuta tanto da sottoporvela ancora una volta, questa volta per imparare a riconoscere i versi degli animali nelle lingue del mondo. Eh sì, perché in giro per il mondo il cane non fa sempre bau-bau, né il gallo sempre chicchirichì.

Pronti? Ecco qui!

Schermata 2016-06-13 alle 12.37.14Vi siete mai chiesti perché tutto ciò accada? Qualcuno l’ha fatto, raggiungendo anche a livelli di notevole competenza; se c’è chi, da una parte, ha deciso di istituire il ruolo del “traduttore di onomatopee”, figura professionale che va ad affiancarsi e a supportare il lavoro di traduttori, interpreti, sceneggiatori o compositori di colonne sonore, vi è anche chi, dall’altra parte, si è adoperato alla creazione di un glossario multilingue del linguaggio animalesco: cliccando su  questo link, troviamo una tabella redatta dall’Università di Adelaide in Australia che riporta non solo i suoni prodotti dagli animali in 17 lingue, ma anche alcuni richiami e incitazioni con i quali si è soliti dirigersi agli animali. Chi possiede un cane ha familiarità con il tedesco sitz! per far sedere un cane, e dai vecchi fumetti abbiamo visto Topolino incitare un cavallo urlando giddyup! all’inglese, ma chi lo sapeva che in svedese kiss kiss non è un bacio ma il suono per richiamare un micio, mentre in turco kis kis lo diremo se il gatto lo vogliamo allontanare?

Stiamo parlando, come molti avranno già capito, delle onomatopee. Di cosa si tratta?

Le onomatopee sono dei fenomeni fonosimbolici, cioè trascrizioni e interpretazioni scritte dei suoni reali; ciascuna di queste trascrizioni, tuttavia, si basa su una determinata cultura e sul suo bagaglio di tradizioni, comportamenti, abitudini. Sono, in pratica, consuetudini arbitrarie in cui il rapporto tra significante e significato è totalmente dettato dalla convenzione. In base a ciò, i suoni naturali o ambientali vengono riprodotti utilizzando parole onomatopeiche (pio pio per il pulcino), forme fonosimboliche ripetute per dare l’idea di suoni o movimenti ritmici, che possono essere uguali (clap clap per battere le mani, toc toc per bussare alla porta), oppure, come si dice nel gergo tecnico, con una apofonia vocalica (tic tac batte il tempo l’orologio, zig zag per procedere a slalom).

Le stesse voci onomatopeiche, poi, possono diventare delle unità grammaticali a tutti gli effetti, quindi sostantivi (da beee ci giunge il belato), verbi (con muuu sentiamo muggire), e via discorrendo.

Ma perché, quindi, se riproduciamo dei suoni questi non sono uguali in tutte le lingue?

La risposta ce la dà ancora una volta il carattere di arbitrarietà che hanno i diversi linguaggi: le lingue che parliamo sono il risultato di una convenzione su che significante possa rappresentare un certo significato. Non solo. In questi casi, sarà la familiarità nel produrre alcuni suoni piuttosto che altri a decidere come trascrivere un suono: se per il parlante italiano sarà più facile pronunciare un miao, al gatto giapponese verrà più consono dire nyan nyan; un italiano burlone riderà dicendo ha ha ha, ma lo spagnolo scriverà jajaja (la j in spagnolo viene pronunciata come un’acca fortemente aspirata), e il thailandese scriverà 555: il numero 5, infatti, in thai ha un suono simile al nostro ha!

Per i più burloni tra i lettori, poi, sarà curioso sbirciare il sito del fumettista James Chapman che riporta simpaticamente nelle sue vignette le diverse onomatopee in varie lingue, senza omettere i suoni bizzarri che un peto produce mentre se ne va a spasso per il mondo.

Un discorso a sé meritano le onomatopee nei fumetti. È grazie a questi che molti verbi inglesi sono entrati a far parte del linguaggio corrente dei lettori italiani:

Picture3bang (da to bang: esplodere)

Picture3crash (da to crash: rompersi)

Picture3gulp (da to gulp: inghiottire)

Picture3sniff (da to sniff: fiutare)

Picture3splash (da to splash: spruzzare)

Picture3boom (da to boom: scoppiare)

Picture3slam (da to slam: sbattere)

Picture3sob (da to sob: singhiozzare)

Picture3chomp (da to chomp: masticare rumorosamente).

Un modo simpatico per imparare i verbi inglesi divertendosi!

Picture2Non solo onomatopee: nei fumetti, il fonosimbolismo viene afforzato anche da quello che, in gergo tecnico, viene definito lettering: i caratteri, la forma, il colore, lo spessore con cui vengono scritte le parole suggeriscono il significato che desiderano convogliare. Un esempio ben noto ai bambini sono le storie di Geronimo Stilton, ricche di questi espedienti grafici; e che dire di Guillaume Apollinaire, il grande poeta francese che si fece rapire dalla magia dei calligrammi? L’origine della parola è da farsi risalire al felice matrimonio tra calligrafia e ideogramma, risultando in un lemma che significa “bei caratteri”, dal greco kalòs (=bello) e gramma (=carattere alfabetico). “Secondo me”, scriveva Apollinaire “un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Rappresenta la via più corta per esprimere un concetto e per obbligare l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta”.

La poesia è forse il regno in cui l’onomatopea meglio si sviluppa. Devo dire che l’argomento per questo articolo mi è stato suggerito da un piccolo rapace che frequenta gli alberi che circondano la mia casa; le giornate si allungano, il clima si fa più mite, e nel silenzio della notte si sente un richiamo. È l’assiolo, che ha tenuto svegli i miei figli per tante notti fin quando, per caso, non ne abbiamo parlato una sera. Dice il Pascoli:

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com’eco d’un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù…

E chiù…nque abbia ancora nel cuore il bimbo che fu non può non farsi coinvolgere dal lamento della povera fontana malata di Palazzeschi che fa

Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, clocchette, chchch

(poverina); chi poi non si lascia coinvolgere dalla forza e dall’energia del

taratatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiafffffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzzzarrie salti altezza 200 m. della fucileria

del Marinetti?

E per concludere, come premio per la pazienza che avete dimostrato nel seguirmi fino alla fine, ecco qui sotto le soluzioni al gioco iniziale.

Picture4
P.S. Ma come fa il coccodrillo in russo, quello no, non ve lo dico!
 

 

 

 

 

 

 

Published in World awareness

Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione (inglese e spagnolo) presso la SSLMIT di Trieste, ha lavorato per anni come traduttrice e copy-editor di testi di medicina e psicologia per una nota casa editrice scientifica e a giugno 2015 è entrata a far parte del team di LinkLab, Laboratorio di Comunicazione Multilingue e Cross-Culturale.

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