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Da tempo non propongo nei miei articoli un gioco di abbinamento; ora, finalmente, l’argomento sembra propizio per suggerirne uno nuovo: vi condurrò tra i meandri delle artlang, i linguaggi artistici creati per la letteratura e il teatro, il grande e il piccolo schermo.

NuqneH

Ciao (Cosa vuoi?) Klingoniano
Valar Morghulis Tutti gli uomini devono morire Valyriano
Poopaye Goodbye Minionese
Ale li pona Tutto ok Toki Pona
Nadsat Adolescente

Nadsat

Nella tabella qui sopra ci sono a sinistra alcune parole o frasi nelle lingue elencate a destra, il cui significato è riportato nella colonna centrale. Se non vi raccapezzate, leggete l’articolo e scoprirete queste e altre affascinanti lingue create per dar voce a mondi fantastici.

Ad oggi, sono oltre un migliaio le lingue artificiali che, nel corso degli anni, sono state plasmate dai cosiddetti glottoteti in un processo che viene tecnicamente definito “glossopoiesi”, dal greco glóssa = lingua e póiesis = creazione.

Quasi tutte le lingue artificiali appartengono a una di queste tre tipologie:

–      lingue ausiliarie, ideate come lingue internazionali con l’intento di essere comprensibili al maggior numero di persone; l’esempio più noto è l’esperanto, sviluppato a fine Ottocento dall’oculista polacco L.L. Zamenhof con lo scopo di portare pace e comprensione tra i popoli per mezzo di una lingua comune, ma già nel 1817 il francese Jean François Sudre aveva ideato il solresol, linguaggio ispirato alla musica che consisteva in sette elementi di base. Nel 1903 il matematico Giuseppe Peano ideò il Latino sine flexione, privo di declinazioni e in cui i plurali venivano formati aggiungendo una s alla fine della parola; l’unico a utilizzare tale lingua, tuttavia, fu Peano stesso nelle sue lezioni. Poi fu il turno del sistemfrater, ibrido fra lingue romanze e asiatiche, e del cosiddetto europanto, che traeva elementi da diverse lingue europee;

–      lingue logiche, una forma di sperimentazione logica/filosofica, come il loglan (lingua logica) nato nel ’55 come linguaggio neutro dal punto di vista culturale, per mettere alla prova l’ipotesi di Sapir-Whorf secondo cui lo sviluppo cognitivo dell’essere umano è influenzato dalla lingua parlata. Nella simpatica vignetta a fianco, dice la segretaria: “Prof. Brown, qui c’è qualcuno che vuole provare l’ipotesi di Whorf”. Tra le lingue filosofiche, forse la più famosa è il Toki Pona, di cui avevamo parlato in questo articolo, lingua che vuole avere un carattere universale, composta da soli 14 fonemi e 118 parole. Se vorrete cimentarvi, potrete imparare a parlarlo dal sito ufficiale, e anche voi potrete dire “Ale li pona” (= tutto ok!);

–      lingue artistiche, le più affascinanti a mio parere, sono quelle che vengono ideate e sviluppate all’interno di opere artistiche (letterarie, cinematografiche, teatrali, ecc.).

Il processo di glossopoiesi si basa su diversi fondamenti. Bisogna innanzitutto individuare chi saranno i parlanti della nuova lingua. David J. Peterson, infatti, inventore del dothraki per la serie del Trono di Spade, ricorda che per inventare una lingua vanno considerate le caratteristiche fisiche dei personaggi: occorre studiare la conformazione della loro bocca per capire quali suoni può essere in grado di produrre; se i personaggi sono calamari giganti o serpenti o pesci, emetteranno suoni articolati in modo diverso. Secondariamente, bisogna pensare all’effetto che si vuole che la lingua sortisca sul pubblico: per la creazione del klingon, la lingua aliena di Star Trek, gli autori si concentrarono su suoni consonantici, duri, adottando fonemi utilizzati in lingue mediorientali e nordiche in modo da suonare “alieni” a un pubblico inglese. Al contrario, le lingue ideate da Tolkien abbondano di fonemi tratti da lingue europee per sembrare più “familiari” ai lettori/ascoltatori. È necessaria in ogni caso una coerenza fonemica all’interno della stessa lingua artificiale; così, se uno spettatore ascolta, mettiamo, il Na’vi (lingua parlata dagli abitanti di Pandora in Avatar) e sente una parola che non “suona” come le altre, penserà immediatamente “Questo non è Na’vi!”.

Occorre poi creare un glossario ad hoc e sviluppare una grammatica che preveda un certo ordine nella struttura delle frasi: soggetto/verbo/complemento, complemento/soggetto/verbo, ecc. Tutti noi, quando sentiamo frasi come “Arduo da vedere il Lato Oscuro è” o “Molto da apprendere ancora tu hai” sappiamo esattamente chi è stato a pronunciarle!

Ultimo dettaglio, non meno importante, è la scrittura: per codificare questi nuovi linguaggi occorre stabilire dei segni grafici che rappresentino i fonemi individuati per quella lingua. Anche in questo caso, l’aspetto grafico dovrà rispecchiare le caratteristiche dei parlanti; l’elfico di Tolkien, quindi, è tutto curve e sinuosità, mentre il klingon è duro, spigoloso, quasi minaccioso.

Alcune delle più studiate tra le lingue artistiche sono le seguenti.

–      KLINGON: come già accennato, la lingua parlata dagli alieni di Star Trek è piuttosto brusca; non ci si saluta con un “ciao”: il corrispondente “NuqneH” significa “cosa vuoi?”. Questi suoni gutturali, quasi selvaggi, non hanno impedito a qualche estimatore di tradurre in questa lingua intere opere letterarie come l’Amleto o il Canto di Natale di Dickens, di cui è possibile apprezzare qualche scena divertente in questo video.

–      LINGUE DEL TRONO DI SPADE: in parte concepite da George R.R. Martin e sviluppate poi dalla Language Creation Society, dothraki e valyriano sono diventate di dominio quasi universale grazie alla fortunata serie del Trono di Spade. Il dothraki è la lingua madre dell’omonimo popolo nomade; tale caratteristica si rispecchia in alcuni modi di dire: per chiedere a qualcuno “come stai?” si utilizza una frase che significa “stai cavalcando bene?”. Il valyriano, invece, è un’antica lingua ormai parlata da pochi eletti, che funge quasi da parola d’ordine: se qualcuno mi dice “Valar Morghulis” (= tutti gli uomini devono morire), dovrò rispondere “Valar Dohaeris” (= tutti gli uomini devono servire)!

–      LINGUE DI STAR WARS: decine e decine sono le lingue parlate nell’Universo di Star Wars, tanto da rendere preziosi interpreti come il buon C3PO. Dallo huttese, ispirato alla lingua quechua e parlato su Tatooine da Jabba the Hutt e la sua combriccola, al jawaese, ispirato a lingue africane; dallo ewokese derivato da varie lingue mongole, al linguaggio mandaloriano, che esiste solo in forma orale; c’è poi il basic galattico standard, sorta di lingua franca che si può presentare con diversi accenti (il corelliano di Han Solo, il coruscanti di Obi-Wan Kenobi, o il dialetto Gungan parlato da Jar Jar Binks).

–      LINGUE DI TOLKIEN: la sfrenata creatività di J.R.R. Tolkien gli permise di creare una ventina di lingue, per quasi tutti gli abitanti della Terra di Mezzo: nani, troll, ent, ma soprattutto elfi sono dotati di linguaggi particolarmente curati il più famoso dei quali, il sindarin, è dotato del caratteristico elegante alfabeto che vediamo nell’iscrizione sull’Unico Anello.

–      MINIONESE: tanto amato dai bambini, il minionese della serie di Cattivissimo me è facilmente comprensibile in quanto creato a partire da parole o frasi esistenti in varie lingue: gelato, ovviamente, dall’italiano; kanpai (“cin cin” in giapponese); hana, dul, sae (“uno, due, tre” in coreano); pwede na? (“possiamo iniziare?” in filippino); para tú (“per te”, dallo spagnolo).

–      NADSAT: il Nadsat (che significa, letteralmente, “adolescente”), fu ideato dallo scrittore Anthony Burgess per il suo Arancia Meccanica; si tratta di un’alterazione della lingua inglese tramite suffissi derivanti dal russo e la creazione di alcune parole nuove. La lingua fece molta presa tra i giovani dell’epoca, basti pensare al termine droog (italianizzato in drugo) che fu a lungo usato dai ragazzi dopo l’uscita del film di Kubrick.

–      NA’VI: per sviluppare questa lingua parlata dall’omonimo popolo nel film Avatar fu consultato il professor Frammer della University of Southern California; il linguista ideò oltre un migliaio di vocaboli, strutturando un sistema sintattico adeguato, e rimase sul set per insegnare la lingua agli attori e correggerne la pronuncia.

–      NEOLINGUA: tramite l’utilizzo della neolingua, introdotta da George Orwell nel suo romanzo distopico 1984, il partito Socing intendeva sostituire il linguaggio comune (archeolingua) con uno privo di termini che potessero contraddire il regime; ciò fu fatto impoverendo il linguaggio attraverso regole che eliminavano certe forme lessicali in favore di altre più semplici e che meno si prestassero a interpretazioni diverse.

–      SERPENTESE: o Parseltongue, la lingua parlata dai serpenti che solo rettilofoni come Harry Potter, Voldemort o Albus Silente sono in grado di comprendere. Nei libri della saga della Rowling si tratta solo di un insieme di suoni sibilanti che fu sviluppato, poi, dal linguista Francis Nolan, il quale lo dotò di sintassi e regole grammaticali.

Ce ne sono poi moltissime altre: l’aklo creato da H.P. Lovecraft per il suo ciclo dei miti di Cthulhu, l’arumbabya presente nei fumetti di Tintin, il cityspeak di Blade Runner, la Grande Lingua universale de La storia infinita, e così via.

Per districarsi in questo dedalo linguistico sarebbe senz’altro utile avere sotto mano un piccolo Babel fish, il traduttore universale presente nella serie Guida galattica per gli autostoppisti ideata da Douglas Adams. Questo pesciolino giallo, se inserito nel condotto uditivo, permette di comprendere istantaneamente quanto viene detto in qualsiasi lingua dell’universo. A che servirebbero, allora, gli interpreti simultanei?

Per concludere, quindi, questo vagabondaggio tra i meandri delle lingue artificiali, vi lascio qui di seguito la soluzione al quiz presentato all’inizio (ma se avete letto tutto, saprete ormai le risposte). E come dicono i Minion… Poopaye a tutti!

 

NuqneH Ciao (Cosa vuoi?) Klingoniano
Valar Morghulis Tutti gli uomini devono morire Valyriano 
Poopaye Goodbye Minionese
Ale li pona Tutto ok Toki Pona
Nadsat Adolescente Nadsat

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