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La data precisa non la conosciamo, ma tra i 300.000 e i 200.000 anni fa (un po’ vago, ma tant’è…) l’uomo fece la sua comparsa sulla terra. Non era proprio uno di noi, ma la conformazione del cranio era la stessa e questo agli scienziati basta per considerarlo un parente stretto. Ebbene, pare ci siano voluti dai 100 ai 200 mila anni perché Fred riuscisse finalmente a chiedere a Wilma di passargli la clava.

Il linguaggio, hanno stabilito gli scienziati, non è nato con l’uomo. Incredibile dictu, per noi che non possiamo vivere senza. Eppure pare che l’uomo sia sopravvissuto a millenni di silenzio. I grugniti non valgono, quello non è parlare: non lo era 200.000 anni fa e non lo è oggi, anche se sono le 7 del mattino e non abbiamo ancora bevuto il caffè.

Insomma, 100.000 anni fa Fred – o più probabilmente Wilma, visto che nella donna il linguaggio è funzione tanto importante da coinvolgere entrambi gli emisferi cerebrali e non solo il sinistro, come avviene nell’uomo – sentì il bisogno di comunicare con i suoi simili. Si guardò intorno e vide uccelli e scimmie, e si lasciò ispirare. Secondo un recente studio condotto da linguisti del MIT e dell’Università di Tokyo e pubblicato su Frontiers in Psychology, infatti, i nostri antenati avrebbero inventato il linguaggio partendo da due sistemi comunicativi già esistenti in natura, nella fattispecie quelli di uccelli e primati.

Secondo l’Ipotesi dell’Integrazione (Integration Hypothesis), il linguaggio umano sarebbe costituito da una componente espressiva e una componente lessicale. La prima, caratterizzata da un andamento ritmico e melodico, è tipica del canto degli uccelli, mentre la seconda, più pragmatica, ricorda i richiami utilizzati dalle scimmie per segnalare, ad esempio, situazioni di pericolo.

Ebbene, circa 100.000 anni orsono l’uomo avrebbe fuso questi due sistemi di comunicazione (entrambi finiti, ovvero composti da un numero limitato di suoni e di significati) ottenendo qualcosa di straordinario: un linguaggio dalle potenzialità illimitate e dalle infinite sfumature, uno strumento che non conosce eguali in natura e rappresenta la massima espressione delle complessità del pensiero umano.

“Non c’è modo di azione, né forma di emozione, che noi non condividiamo con gli animali inferiori. È solo attraverso il linguaggio che siamo superiori a loro, o l’un l’altro − attraverso il linguaggio, che è il padre e non il figlio del pensiero”. O. Wilde

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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