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Conigli e pulcini. Fiori di campo, nastri e uova. Soprattutto uova: intagliate, dipinte, in legno, vetro, plastica; uova sode colorate, decorate; uova di cioccolato, grandi, con i fiocchi, con sorpresa; piccoli ovetti di zucchero o cioccolato. La Colomba: con canditi, senza canditi con glassa, con ripieno di cioccolata, di crema, di pistacchio.

Pasqua è una festa gioiosa, per credenti e non credenti. Come le altre grandi festività, è circondata da simbolismi e tradizioni che si tramandano nei secoli. Segni distintivi che si palesano sotto forma di decori, addobbi, sotto forma di manifestazioni, di mercatini, di canti e… di cibo. Lo so, ho già parlato tanto di cibo negli ultimi articoli ma la quarantena quaresimale porta a riflettere anche su questo aspetto. Pasqua e Pasquetta ce le siamo lasciate alle spalle solo da pochi giorni, attorno a noi la natura sboccia, fiorisce e vorrebbe invitarci a uscire ma le riflessioni su come la pandemia di COVID-19 serpeggia, subdola, in ogni punto del globo ci inducono alla prudenza, almeno ancora per qualche settimana.

I festeggiamenti pasquali, quindi, quest’anno in tutto il mondo si sono svolti sottovoce, in sordina, nel rispetto di chi aveva e ha ben poco da festeggiare. Persino la messa papale si è svolta in una Basilica vuota, in cui la voce rimbombava nel silenzio, nell’assenza di mormorii e fruscii di fedeli. Persino la Spagna, paese in cui la Semana Santa è fortemente sentita e celebrata da tutta la popolazione, sono state sospese le numerose processioni che si snodano abitualmente per le strade affollate. I fedeli hanno risposto al lockdown trasmettendo musica religiosa dai balconi; la tradizionale melodia delle saetas, preghiere che vengono cantate a ritmo di flamenco, è rimbalzata di strada deserta in strada deserta.

Ciò che ci è rimasto è l’aspetto non aggregativo delle tradizioni pasquali e prepasquali. Spulciando su internet, ho scoperto alcune curiosità su come il periodo viene celebrato nel mondo. Ho scoperto quindi la tradizione per cui in Germania, il Giovedì Santo, si mangiano solo cibi verdi, o quella, simpaticissima, per cui in Svezia i bimbi si travestono da streghe e vanno a consegnare cartoline pasquali di casa in casa, come una specie di “dolcetto o scherzetto”, ottenendo in cambio dolcetti e caramelle. Si dice che in Svezia, infatti, la Pasqua coincida con il momento in cui le streghe volano fino a Blåkulla, la montagna blu, per conoscere il diavolo. Anche in Finlandia si mescolano sacro e profano e si festeggia, giustamente, l’arrivo della primavera, momento in cui per tradizione “la luce sconfigge l’ombra e il caldo sconfigge il freddo”.

La caccia alle uova è molto diffusa, in particolare nei paesi anglosassoni. Anche in Danimarca i bambini vanno alla ricerca delle uova nascoste e chi ne trova di più riceverà come premio un uovo extra; gli adulti, invec

e, avranno in premio una speciale birra pasquale, la Påskebryg, che viene prodotta in questa forma solo per l’occasione.

In Israele si sovrappongono i riti per la Pasqua cristiana e quella ebraica, la Pesach (o Pessah, o Passah), la prima per celebrare la risurrezione di Cristo, la seconda per ricordare la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto; quest’ultima si svolge in 7 giorni (8 giorni fuori da Israele) e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono i primi due e gli ultimi due ad essere considerati i più “sacri”. In questo periodo viene consumato esclusivamente il pane azzimo e viene bandito il lievito (niente Påskebryg per gli ebrei ortodossi…).

In Romania, la fine della quaresima scocca alla mezzanotte del Sabato Santo; in quell’occasione vengono sbattute tra loro uova sode dipinte, con l’augurio reciproco di “Hristos a inviat” (Cristo è risorto), cui si risponde “Adevarat a inviat” (è risorto davvero).

E poi le tradizioni culinarie: la storia, la cultura dei nostri popoli che si trasmette nei piatti che mangiamo in questo periodo; se, da un lato, fa sollevare un sopracciglio l’usanza russa secondo la quale il giorno di Pasqua andrebbe festeggiato con un picnic da brivido… sulla tomba di un parente, in Inghilterra si mangiano i più allegri Hot Cross Buns, dei paninetti dolci con cannella e uvetta adornati con una croce di glassa, un po’ simili al paasbrod olandese, pane dolce farcito di uvetta e ribes e decorato con un’incisione a forma di croce; in Grecia (ma anche in molti altri paesi) si abbonda con l’agnello, mentre in Svezia si consuma dell’ottimo salmone, il gravad lax, che viene lasciato marinare a lungo, anche un paio di giorni, in una miscela di aneto, pepe, zucchero e sale e infine guarnito con una salsa a base di senape, olio, tuorlo d’uovo, aneto e aceto di mele (per i più temerari, ecco qui una ricetta).

Una delle tradizioni italiane che mi piace di più è quella che ho scoperto grazie a un’amica, nonché ex collega, di origini siciliane che, dopo ogni pausa pasquale, ci portava sempre gli ’mpanatigghi. Sono dei biscottoni ripieni, tipicamente a forma di panzerotto, da cui straborda un ripieno di cacao, mandorle, noci, spezie e… carne di manzo! Questa delizia culinaria pare venisse preparata dalle suore di un monastero dove, nel periodo della quaresima, si fermavano i confratelli predicatori dopo aver percorso chilometri a piedi per portare la parola del Signore nelle campagne e nelle città. Per restituire le forze a questi coraggiosi viandanti, le monachelle nascondevano abilmente nel ripieno di queste dolci mezzelune un po’ di carne di manzo tritata che, mimetizzata dal sapore intenso del cacao e delle spezie, ridava energia senza farsi scoprire, in incognito! Per vincere il comprensibile scetticismo, questi dolcetti andrebbero assaggiati prima di conoscere il segreto del ripieno e, ahimè, ho spoilerato una notizia che però spero non vi trattenga dall’assaggiarli, se ne avrete l’occasione: sono deliziosi (e vi giuro che la carne non si sente: se i fraticelli viandanti non l’hanno capito, posso assicurarvi che non lo capirete neanche voi!).

In questo modo se n’è andata anche la Pasqua 2020, sommessamente, in un sussurro. Ma anche quest’anno, soprattutto quest’anno, ci ricorda che c’è una nuova vita che ci aspetta, una nuova primavera. E tutto il mondo, anche questa volta, nonostante tutto, risorgerà.

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Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione (inglese e spagnolo) presso la SSLMIT di Trieste, ha lavorato per anni come traduttrice e copy-editor di testi di medicina e psicologia per una nota casa editrice scientifica e a giugno 2015 è entrata a far parte del team di LinkLab, Laboratorio di Comunicazione Multilingue e Cross-Culturale.

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