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Mi sono sempre chiesta, girando (e perdendomi) tra calli e sottoportici, quanto impossibile debba essere fare il postino a Venezia. Che si tratti di una toponomastica tutta particolare lo si capisce già dai nizioleti (letteralmente “i lenzuolini”: tipiche indicazioni stradali veneziane affrescate direttamente sui muri delle case), ma allo straniero il mal di testa deriva soprattutto dalla numerazione dei civici, che appare completamente senza senso: i numeri di quattro cifre (!) si susseguono a singhiozzo: 2865, 2866, 2867… 2885! Ma come? E gli altri? La sensazione è di trovarsi in un mondo un po’ surreale, in cui per qualche incomprensibile motivo non vale una convenzione (banale eppure utile) utilizzata dal resto del mondo civile: numeri pari da un lato della strada, numeri dispari dall’altro, in ordine progressivo. Poche certezze nella vita, ma questa sì, che diamine!

Non sono solo i serenissimi postini ad avere i loro grattacapi, però. Pare che anche i portalettere mongoli abbiano raggiunto l’esasperazione. Pensiamo alla Mongolia: un paese enorme, oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati, con la più bassa densità di popolazione al mondo: circa 1,75 abitanti per km2. Senza dimenticare che approssimativamente il 30% della popolazione è nomade. Questo significa che ci sono meno di 2 persone per chilometro quadrato… e non stanno nemmeno ferme!

Si può solo immaginare quale sia la reazione di disperazione ogni volta che all’ufficio postale di Ulan Bator arriva una cartolina. Perché se ci si può illudere che una lettera contenga qualche informazione importante, qualche rivelazione in grado di cambiare un’esistenza, sfidare la steppa per un “tanti cari saluti da Rimini, il tempo è bello e il mare azzurro, ricordatevi di innaffiare gli arbusti…” dev’essere quanto di più frustrante e irritante si possa concepire. Tutto questo alla ricerca di un accampamento che – vai a sapere – magari si è spostato perché i cammelli hanno deciso di pascolare altrove.

Lasciando stare le zone extraurbane, nemmeno nelle città la situazione è granché semplice, visto che nella stessa capitale Ulan Bator (in cui si arriva a una densità di 279,31 abitanti per km2 – per inciso, ricordiamoci sempre che a Londra il dato arriva a 5.479,91!) molte strade non hanno un nome. Lo sventurato postino può ritrovarsi a consegnare la posta a

Batkhuyag Enkhjargal,

primo piano, porta a sinistra,

casa gialla a destra del bazar Sarangerel,

a 100 metri a est di Piazza Sùhbaatar,

Ulan Bator 14190, Mongolia.

Uno poi non si può lamentare che le poste sono lente, questo è certo.

Ma uno stato degno di tale nome non può non garantire ai propri cittadini un servizio postale, fosse anche per ricevere una veduta di Rimini by Night. È per questo che dalla fine di luglio il Servizio Postale Nazionale mongolo adotterà (primo al mondo) un nuovo sistema di georeferenziazione basato sulla combinazione di 3 parole.

Il sistema si chiama What3Words. Sul sito dell’iniziativa leggiamo che consiste in una “griglia globale composta da 57 trilioni di quadrati da 3 m x 3 m). A ogni quadrato corrisponde un indirizzo formato da 3 parole che può essere comunicato rapidamente, facilmente e senza ambiguità“.

A me l’idea è piaciuta subito. Intanto c’è da dire che What3Words è disponibile nella maggior parte delle lingue ufficiali dell’ONU e non solo, e questo consente alle comunità locali di utilizzarlo con facilità. Sebbene di What3Words siano state sviluppate applicazioni funzionanti su qualsiasi tipo di dispositivo e piattaforma, il sistema funziona anche in assenza di connessione dati, e questo permette davvero di utilizzarlo… persino in mezzo alle steppe della Mongolia!

Sembrerà impossibile, ma a quanto pare nel 75% del mondo (135 Paesi) esistono sistemi per l’attribuzione degli indirizzi inadeguati e inefficaci. Non è cosa da poco: significa infatti che circa 4 miliardi di persone sono praticamente invisibili e non possono ricevere consegne né assistenza e non sono messi in grado di esercitare i propri diritti civili e politici. Insomma, non è solo un problema da postini: la “questione degli indirizzi” di fatto rappresenta un ostacolo allo sviluppo e alla crescita di interi Paesi.

Quindi ben venga What3Words. Mi piace, poi, che il mondo si possa raccontare tutto di tre parole in tre parole.

what3wordsVero è che in questo momento non mi dispiacerebbe essere a utili.catini.galoppo… Ma non è ancora tempo di vacanze e per rilassarmi con i miei cari a chiari.tutori.commossa dovrò aspettare ancora un po’. Insomma, è un giochetto divertente ma non solo. Le parole sono molto più semplici da ricordare rispetto ai caratteri alfanumerici o alle coordinate geografiche, e sono più rapide e più facili da pronunciare.

Sono certa che il postino mongolo apprezzerà: con tre semplici parole si risparmierà l’estenuante girovagare per le strade di Ulan Bator ed escursioni senza meta in mezzo alla steppa. Soprattutto, trovo bello questo esempio di una tecnologia intelligente e utile, in grado di affrontare e risolvere un problema concreto e di contribuire così allo sviluppo di un paese.

Per quanto riguarda Venezia… dubito che il sindaco o il servizio postale nazionale sceglieranno mai di rinunciare al serenissimo delirio toponomastico per ricorrere al semplice, provvidenziale trinomio. E pur essendo solidale con i poveri portalettere credo che in fondo abbiano ragione. Perché è vero: tra calli, corti, fondamenta, campi e sottoportici, il bello a Venezia non è ritrovarsi ma perdersi…

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