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Esiste un termine inglese per chi come me ancora soffre e s’indigna per un apostrofo di troppo o un congiuntivo meno che felice. Ci chiamano grammar nazi, ma trovo sia una brutta parola. Nazi è un concetto universalmente negativo, sa di intolleranza e sopraffazione e di mille altre cose inaccettabili. Ma non c’è odio nella nostra condizione. Si tratta tutt’al più di una variante (innocua se non per chi ne soffre) della Sindrome Ossessivo Compulsiva applicata alla parola, soprattutto quella scritta. Se è vero che dalla ribellione nascono grandi cose, esistono tempi e modi per sfidare l’ordine costituito. Sulla carta stampata per favore no. E non mi si parli di licenza poetica perché quelli veri la grammatica la conoscono bene. Come Picasso… non è che dipingesse così perché non sapeva far di meglio. Con la scrittura è lo stesso: c’è chi può, ma a noi comuni mortali non è dato di deviare. È una questione di umiltà, di rispetto per uno strumento prezioso frutto di secoli di storia e di cesello. La lingua non è davvero nostra: ce l’abbiamo in comodato d’uso e va trattata bene.

Come sarebbe leggere se virgole e punti avessero un suono? Ne dà una dimostrazione il grande Victor Borge.

Detto questo il 24 settembre negli Stati Uniti hanno celebrato la decima Giornata Nazionale della Punteggiatura. Per un giorno blogger e giornalisti hanno ricordato agli americani l’importanza di usare correttamente i piccoli segni e ghirigori che spuntano qua e là fra le parole di un testo. A dispetto dell’apparenza innocua, queste minuscole convenzioni di innocuo hanno ben poco. Le parole sono mercenarie e cambiano senso a seconda dell’ordine in cui sono disposte e dell’intonazione della frase. È solo grazie alla punteggiatura che siamo in grado di evitare il caos e l’ambiguità. Se quando parliamo lo facciamo anche con lo sguardo, con la voce e con le mani (noi italiani fra tutti), quando scriviamo abbiamo bisogno di qualcosa che ci permetta di comunicare con altrettanta enfasi e precisione. A questo serve la punteggiatura, che è importante e va protetta dall’abuso. Mi riferisco alla pletora di punti esclamativi e interrogativi, alle virgole itineranti e alla miriade di puntini di sospensione che quotidianamente infestano messaggi e post. Ogni volta leggo e sospiro, perennemente incerta se sanzionare con garbo e donchisciottesca ostinazione o sorvolare. Sorvolo per lo più, ma non dimentico.

“Punto?” “Due punti! Ma sì, fai vedere che abbondiamo!”

Sono consapevole che in questo mondo grande e complicato esistono cause più nobili e problemi più urgenti da risolvere. È anche vero però che ogni anno in Italia si festeggiano la giornata Nazionale dello Sport (prima domenica di giugno), la giornata Nazionale degli Alberi (21 novembre), quella del Teatro (27 marzo), la Giornata Nazionale del Sollievo (boh… ad ogni modo cade l’ultima domenica di maggio) e la Giornata Nazionale della Musica Popolare (terza domenica di maggio). Ecco, a mio avviso fra tante Giornate quella della Punteggiatura non sfigurerebbe. Immagino sfilate e bandierine con asterischi e virgolette e puntevvirgola, e per un giorno il popolo dei Don Chisciotte della Grammatica si sentirebbe un po’ meno solo. Due punti, trattino, parentesi chiusa.

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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