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Esiste un santo patrono praticamente per qualsiasi categoria di professionisti o filibustieri.

Qualche esempio? Gli allevatori di bachi da seta hanno San Giobbe. Non per la proverbiale pazienza, ma perché leggenda racconta che dalle piaghe del santo uscissero… vermi! Mica vermi qualsiasi, per carità, ma dei preziosissimi, bavosissimi bachi. Personalmente l’orrore è il medesimo. I briganti hanno invece San Leonardo di Noblat, cui Clodoveo, re dei Franchi, concesse di liberare tutti i prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti. Pare fosse un santo in gamba e di lui si diceva che al solo invocarlo si spezzassero le catene. Patrono degli ubriachi è invece San Noè. Proprio lui, sì, quello dell’arca. Dopo tutta quell’acqua il povero Noè si rilassò e piantò una vigna, ma il diavolo ci mise lo zampino e lo fece ubriacare. Da allora è a lui che si affidano gli etilisti di tutto il mondo perché li protegga dalle insidie di un diluvio alcolico.

C’è persino il santo patrono dei caratteri difficili e scontrosi: Sant’Acario di Noyon e Tournai. In francese si usa addirittura l’aggettivo acariâtre per indicare chi ha un caratteraccio… la ragione non è chiara, dal momento che il povero Acario era un vescovo senza particolari stranezze né bellicosità. L’origine del patronato si perde nella notte dei tempi e non è dato di sapere perché il prelato francese sia finito a proteggere lunatici e scorbutici. Non fosse troppo impegnato con i bachi da seta, forse sarebbe stato un lavoro più adatto per Giobbe… ma tant’è.

Ci sono poi Santa Barbara protettrice delle guardarobiere e Santa Bona patrona delle assistenti di volo, ecc.. ecc… Ecco, se per queste e infinite altre categorie esiste un santo patrono, non fanno eccezione i traduttori. Trattasi di San Girolamo e si festeggia il 30 di settembre.

Per chi non ricordasse i dettagli, Sofronio Eusebio Girolamo (347-420 d.C. o giù di lì) fu uno dei traduttori più importanti della storia, ossia colui che spese 23 anni della propria vita a tradurre dal greco e dall’ebraico la Bibbia. Ventitré anni sono un sacco di tempo, impensabile nell’era del “ho bisogno di una traduzione urgente, mi serve per ieri pomeriggio!” ma ben speso se pensiamo che la Vulgata di San Girolamo è rimasta la base per gran parte delle traduzioni dei testi sacri fino al XX secolo.

Di San Girolamo si racconta che fosse un tipo tutto d’un pezzo, molto serio e moralmente irreprensibile, strenuo sostenitore del celibato ecclesiastico e per questo non ben visto dal clero dell’epoca. Tra digiuni, astinenze e mortificazioni, Girolamo rischiò quasi di diventare papa, ma il suo rigore e le sue pratiche ascetiche erano davvero troppo per i costumi clericali di quei secoli bui e così non se ne fece niente. Una curiosità su tutte: pare che Girolamo fosse solito fare penitenza percuotendosi con un sasso.

A quasi 2000 anni di distanza, i traduttori che si percuotono con sassi, mouse, tastiere, telefoni o dizionari sono ancora intorno a noi. Vuoi per le scadenze, vuoi per le difficoltà di tenere il passo con l’incalzare della tecnologia e il progressivo rilassarsi dei costumi linguistici, traduttori di tutto il mondo invocano quotidianamente San Girolamo, Buddha (perché bisogna cercare di mantenere la calma) e la dea Kālī (perché non sempre mantenere la calma è possibile e comunque tutte quelle mani fanno comodo). Un rosario bislacco all’insegna dell’ansia e dell’ecumenismo, perché ventitré anni per una traduzione al giorno d’oggi non ce li ha nessuno. Nemmeno ventitré giorni, e spesso nemmeno ventitré ore.

Un mestiere complicato, quello dei traduttori, generalmente sottovalutato, in cui il talento – che spesso c’è – è sempre e comunque relegato nell’ombra. Per questo almeno il 30 settembre, Giornata Internazionale della Traduzione, vale la pena di ricordarsene.

Il tema scelto dalla FIT (Fédération Internationale des Traducteurs, che nel 1953 ha istituito la ricorrenza) per quest’anno è “Connecting Worlds”:

“Il mondo del traduttore e quello dell’interprete sono due professioni dedicate a un unico scopo: facilitare la comunicazione fra la gente. In un mondo sempre più integrato, promuovere la comprensione fra moltitudini di persone ha un’importanza più critica che mai, che si tratti di comunicazione scritta o verbale. Interpreti e traduttori sono il punto di giunzione che influisce sullo sviluppo degli affari, della scienza, della medicina, della tecnologia, del diritto internazionale, della politica e di molti altri settori. Noi [traduttori, NdT] consentiamo a questi mondi di imparare l’uno dall’altro per il bene dell’intera società. Il ruolo di traduttori e interpreti nel collegamento tra mondi diversi ha la funzione di aprire questi mondi a beneficio di tutti.” [dal sito http://www.fit-ift.org/]

Come scriveva Italo Calvino: “senza tradurre sarei limitato tra i confini del mio paese. Il traduttore è il più importante alleato. È lui che mi introduce al mondo!“

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