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Un mondo senza libri è inimmaginabile. Leggere è come respirare, né più né meno. Venero la carta pur benedicendo gli e-book, trovo rifugio nei romanzi ma non disdegno i saggi. Insomma, leggo. Molto. Non di tutto, però: per me che alla fine ci devo arrivare per forza e per principio, un libro noioso è un supplizio difficile da perdonare (all’autore, alla casa editrice, al traduttore se non mi è possibile leggere il testo originale… i capri espiatori non si contano) e per questo motivo, io che amo le storie, affronto sempre i saggi con diffidenza. Ma da qualche tempo a questa parte cerco nuove ispirazioni. Alcune delle scoperte più interessanti le devo ai consigli della bravissima Maria Popova (lettrice, scrittrice, mente curiosa e cacciatrice di cose interessanti, come lei stessa si definisce), autrice del blog www.brainpickings.org.

Al momento a tenermi compagnia è un piacevolissimo lavoro di Simon Garfield che si intitola To the letter: a journey through a vanishing world.
Si tratta di un saggio sulla consuetudine sempre meno diffusa di scrivere lettere, “un libro su ciò che abbiamo perso rimpiazzando le lettere con l’e-mail: la posta, la busta, la penna, un lavorio cerebrale più lento, il fatto di scrivere usando la mano anziché solo la punta delle dita”. E anche se, come mi ha detto qualcuno, il passato ci appare bello solo perché è passato ed è da sciocchi rimpiangerlo, non posso fare a meno di condividere le riflessioni nostalgiche di Garfield quando scrive che se l’e-mail è un banale colpetto sulla spalla, la lettera è una carezza che rimane sulla pelle e si lascia riscoprire nel tempo.
E racconta aneddoti, come quello di Oscar Wilde, penna brillante e instancabile, che scriveva lettere su lettere senza nemmeno prendersi la briga di spedirle: si limitava a incollarvi su un francobollo e gettare la busta dalla finestra, certo com’era che che qualche civilissimo concittadino l’avrebbe raccolta e portata all’ufficio postale. Pare funzionasse. Ma era Londra ai tempi della grande Vittoria… temo che nella Trieste del ventunesimo secolo non avrei altrettanta fortuna.
Del resto ormai di lettere se ne scrivono davvero poche. Eppure, sostiene Garfield, nelle lettere c’è un’integrità sostanziale che manca in tutte le altre forme di comunicazione scritta. Sarà il fatto che per scrivere si usa tutta la mano, sarà lo sforzo di dover trovare le parole giuste per evitare ripensamenti e scarabocchi, ma anche la consapevolezza di ciò che materialmente accade alla nostra lettera una volta che è stata sigillata e spedita. Sappiamo dove imbucarla, sappiamo approssimativamente quando sarà prelevata, sappiamo che sarà smistata, trasportata, consegnata. Sappiamo che passerà per le mani di funzionari, corrieri, postini. Quando clicchiamo su “invia” non abbiamo idea di cosa succeda alle nostre parole. Svaniscono nell’etere e ricompaiono verosimilmente a uno, dieci, mille, diecimila chilometri di distanza pochi secondi più tardi. Il viaggio è virtuale e inodore e non lascia tracce sulla missiva. Nessuna goccia di pioggia a sbavare l’inchiostro.
Non ci si crederà, ma amo la tecnologia. Mi circondo di dispositivi tutti debitamente sincronizzati e metà della mia vita si svolge sulla Nuvola. Trovo che la posta elettronica sia una delle invenzioni più importanti del secolo scorso e forse lo strumento che più di tutti ha reso possibile il mio lavoro così come lo concepisco.
Ma la vita è fatta di molte cose e ci sono parole che meritano la carta, l’inchiostro e la bicicletta di un postino con le mollette all’orlo dei pantaloni. E giorni di trepidante attesa a chiedersi sarà arrivata? Si sarà persa?

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Prestando le sue parole all’insulso Cristiano (leale, per carità, ma tonto assai) Cyrano de Bergerac fece innamorare la bella Rossana. Poco importa che Rostand abbia deciso di farne a tutti i costi una tragedia: rimane il fatto che una lettera scritta con passione e bello stile vale più di una dozzina di rose rosse.
Cercando online, si scopre che qualcuno ancora la pensa così e ha deciso di costruirci su un business.
Al sito www.scrivereunalettera.it un team di moderni Cyrano dietro pagamento di una modica cifra si offre per dare una mano a chi con la penna non si sente a proprio agio. È sufficiente compilare un dettagliato questionario indicando il tipo di lettera che si desidera scrivere (amore, amicizia, affetto, auguri o altro) e specificando il tono (romantica, poetica, affettuosa…) e il messaggio (gelosia, “vorrei ma non posso”, “è complicato”…), eventuali momenti o episodi da ricordare, tratti fisici o caratteriali cui si desidera fare riferimento (occhi, dolcezza, bellezza, forza…). Cinque euro di anticipo via Paypal a riprova della serietà della richiesta et voilà, tre giorni lavorativi più tardi ecco arrivare nella casella di posta elettronica le prime righe dell’ispirata missiva a titolo gratuito. Se piace e convince basta pagare quanto pattuito per ricevere il testo rimanente (della lunghezza minima di 200 parole).
Che non venga in mente di inoltrare all’amata l’arida e-mail, però! Per ottenere l’effetto desiderato gli autori raccomandano di copiare con la massima cura le frasi ispirate su carta. Meglio se pregiata, meglio se consegnata in un apposito cofanetto (una busta no?) anch’esso acquistabile sul sito.
Che dire? Ammetto di aver sorriso, leggendo di queste lettere d’amore mercenarie. Poi però ho cercato di immaginare l’utente tipo di un sito come questo: una persona semplice e un po’ insicura ma appassionata e desiderosa di comunicare come pochi ormai osano. Chapeau. Non c’è nulla di male nel farsi aiutare e con ogni probabilità chi riceverà la lettera apprezzerà lo sforzo, e magari conserverà quelle 200 parole in un cassetto per anni e anni e ogni tanto le rileggerà, ricordando come tutto è cominciato. O le brucerà quando sarà tutto finito… perché non c’è niente di catartico nel cliccare su un cestino fatto di pixel.
Perché con le lettere le parole hanno un peso, una forma e un odore e si possono toccare.
E talvolta sopravvivono ai sentimenti e sono tutto ciò che resta.

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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