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È nato prima l’uovo o la gallina? Mi chiedo, ultimamente: il mio interesse nei confronti del connubio sport/scrittura è sbocciato quando ho cominciato a praticare sport con una certa regolarità? Oppure ho cercato un collegamento tra i due quando ho deciso di mettere in pratica la mia passione (interesse/desiderio/necessità) per la scrittura?

Il primo spunto dev’essere partito dalla corsa. Da un anno ho iniziato a praticare questa attività abbastanza regolarmente; andando a caccia nel web di qualche indicazione utile su allenamenti, ritmi, ripetute, sono incappata nel sito di Runlovers. Questo, a sua volta, mi ha portato alla scoperta, per me entusiasmante, che uno scrittore che stimo molto, Murakami Haruki, autore di capolavori come Norwegian Wood (Tokyo Blues), o 1Q84, ha dedicato parte del suo tempo a descrivere come si svolgono le sue giornate. Da quando ha deciso di diventare scrittore a tempo pieno, infatti, Murakami si è accorto che, se non voleva assumere le dimensioni di un lottatore di sumo, aveva bisogno di muoversi un po’. Ha allacciato le scarpe da ginnastica, è uscito di casa, e ha cominciato a correre. Oggi la sua routine prevede 10 km di corsa ogni giorno (e chi corre sa che cosa significa un allenamento di questo tipo…), e almeno una maratona l’anno. Dice che, senza la corsa mattutina, il suo cervello non è sufficientemente lucido da permettergli una regolare produttività nella scrittura.

taoSulla scia dell’entusiasmo che questo libro aveva destato in me, ho acquistato altri due libri sulla corsa, “La solitudine del maratoneta” del giovane, arrabbiato Alan Sillitoe, e “Lo zen e l’arte della corsa” di Larry Shapiro che, tra consapevolezza e attaccamento, cerca di applicare i precetti del buddhismo allo sforzo fisico. Perché molti di noi avvertono questa urgenza nei confronti del movimento, dello sforzo fisico? “Corriamo perché ci chiarisce le idee, allenta la tensione, crea, benché momentaneamente, una deliziosa euforia”, spiega Shapiro. Anche un’altra scrittrice (nonché runner), l’americana Rachel Toor, è esaustiva in merito, nel suo articolo “What writing and running have in common”: “quello che ritengo accomuni più d’altro corsa e scrittura”, spiega l’autrice, “perlomeno nel mio caso, è quella condizione di vulnerabilità che entrambe suscitano. Entrambe richiedono coraggio, audacia, fiducia nelle proprie abilità”. Corsa e scrittura possono, se lo vogliamo, renderci immortali. O perlomeno alcuni di noi, gli altri ci provano.

Nonsolocorsa.

A mano a mano che andavo approfondendo l’argomento del legame tra sport e scrittura, sono incappata nell’interessante, ennesima biografia di Colette intitolata Lezione di nuoto. Scritta pochi anni or sono da un’altra ex atleta agonista, la nuotatrice Valentina Fortichiari, il romanzo amalgama abilmente la passione per la scrittura con quella per uno sport come il nuoto, che può sensualmente evocare il piacere tattile del gesto d’amore.

Non potevo poi, in questa ricerca, allontanarmi troppo dalla mia passione libraria di sempre, tanto da diventare oggetto della mia tesi di laurea: l’immensamente prolifico Stephen King. Presa dall’entusiasmo dell’amanuense, sono sempre stata affascinata dall’incommensurabile produzione del Re, stupita dalla sua capacità di sfornare pagine su pagine da oltre quarant’anni. Quale il suo segreto? Lo si scopre leggendo On Writing, sottotitolato in italiano “Autobiografia di un mestiere”.

Se si vuole diventare scrittori, due sono le pratiche necessarie: leggere tanto e scrivere tanto; da lì non si scappa. Le sue medie? Duemila parole. Ogni giorno. E con ogni giorno, si intende proprio tutti i giorni; dice di fare un eccezione solo per il giorno di Natale e il suo compleanno (salvo poi ammettere che, in realtà, alcune volte scrive ANCHE in quei giorni). La musica può aiutare (classica, pop, lirica… con lui funzionano AC/DC, Metallica e Guns N’ Roses, può trattarsi di qualunque melodia sia in grado di suscitare in noi immagini ed emozioni). Tutto qui? No! Se il nostro amico non si fa una camminata di 10 miglia ogni giorno, dichiara di non essere produttivo.

C’è chi corre, chi nuota, chi cammina, e chi ha bisogno di allontanarsi da tutto e da tutti per schiarirsi le idee. La dimensione orizzontale non basta, per alcuni di noi: diventa necessario l’innalzamento, fisico o spirituale.

erri de lucaFisico, per autori come Erri De Luca. Prolifico, anche lui; succinto, scarno, a volte brusco e asciutto, diversamente da Stephen King. De Luca scolpisce la lingua, la riduce all’osso, toglie tutto ciò che ridonda. Come fa? Scalando. Va in montagna, sale in vetta, osserva il mondo da una prospettiva diversa. Si allontana dal caos mondano, si immerge in una fruttifera solitudine. Guarda la gente che si affanna, le preoccupazioni umane si ridimensionano. Poi scende, e appunta tutto ciò che la sua mente ha elaborato nel silenzio dell’altitudine.

Per altri, l’innalzamento può essere, invece, spirituale. Anche se in questo caso non saprei bene se l’immagine più appropriata sia quella dell’innalzamento, o piuttosto dell’immergersi nel profondo.

Il senso dell’allontanamento dal caos viene convogliato allo stesso modo, la ricerca del silenzio e del distacco sono equiparabili. Ma in questo caso, non è necessario scalare una vetta per ottenerlo: basta una porta da chiudere; al massimo, può essere utile un tappetino. Sto parlando di yoga, che con la scrittura ha molto in comune. Lo yoga è disciplina; lo sport è disciplina; la scrittura è disciplina: Marilena Lucente, autrice di un affascinante articolo sul legame tra scrittura e kundalini yoga, suggerisce di scrivere per almeno trentuno minuti, senza staccare la penna dal foglio; Stephen King ci parlava delle sue duemila parole, ma suggerisce di non fermarsi prima di averne scritte mille. Isabel Allende accende una candela tutte le volte che si siede a scrivere, e non smette prima che la candela non sia consumata del tutto.

Insomma, se vogliamo diventare scrittori, il segreto è uno solo. Scrivere, scrivere, scrivere.

Magari poi, in fase di rilettura, cancellare metà di quello che si è scritto, ma mai smettere di farlo.

Come raggiungere la necessaria concentrazione? Lo sport sembra essere il “trucco” di tutti gli autori di successo; non possiamo che dare ragione ai nostri avi, che saggiamente ci suggerivano di mantenere una mens sana in corpore sano.

Concludendo, per parafrasare un noto spot di un noto marchio di integratori sportivi, non importa che tu sia Murakami o De Luca. Comincia a scrivere!

 

Published in World awareness

Marzia Gherbaz

Marzia Gherbaz

Laureata in traduzione (inglese e spagnolo) presso la SSLMIT di Trieste, ha lavorato per anni come traduttrice e copy-editor di testi di medicina e psicologia per una nota casa editrice scientifica e a giugno 2015 è entrata a far parte del team di LinkLab, Laboratorio di Comunicazione Multilingue e Cross-Culturale.

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