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Per secoli il francese è stato la lingua internazionale della cultura e della diplomazia. Lo parlavano alla corte di Russia, era simbolo di prestigio e di erudizione in tutto il continente.
Poi, con il declino della Francia e l’ascesa inarrestabile dell’Impero Britannico, le cose sono cambiate.
Sebbene rimanga fra le lingue ufficiali di diverse istituzioni internazionali — dall’ONU all’Unione Europea — il francese ha progressivamente perso di importanza e popolarità.
Rimane una delle lingue più belle al mondo, certo, ma la più utile? Sono in pochi a crederci.
All’alba del 2015 c’è chi impazzisce (in tutti i sensi) per il cinese e chi si dà al portoghese brasiliano – che torna utile anche in vacanza. L’inglese, quello bisogna saperlo e basta. Sono queste, a detta degli esperti, le lingue del futuro: comprenderle e saperle parlare significa avere più opportunità in un mondo sempre più esigente.

C’è però una voce fuori dal coro. Secondo uno studio condotto dall’istituto bancario Natixis (La francophonie, une opportunité de marché majeure, Parigi, settembre 2013), pare che il francese sia destinato a diventare la lingua più parlata al mondo entro il 2050, soppiantando la lingua d’Albione e il mandarino. Del resto non dobbiamo dimenticare che il francese è la lingua più diffusa nel continente africano che, secondo alcune proiezioni dell’Istituto di studi nazionali demografici (INED), è destinato a una crescita demografica impressionante, da 800 milioni di abitanti nel 2010 a 4,5 miliardi nel 2100.

Fonte: Organisation Internationale de la Francophonie (OIF)

Conseguentemente, i francofoni nel mondo dovrebbero passare dai 220 milioni censiti nel 2010 a ben 750 milioni nel 2050.
Se i fautori dell’Académie Francaise esultano per la ritrovata grandeur linguistica, ci pensa Forbes a fare l’avvocato del diavolo. Secondo la rivista americana, infatti, Natixis dà per scontato che nel 2050 il francese sarà ancora idioma ufficiale in molti paesi del continente africano (ben 32 al momento), senza tener conto della coesistenza linguistica che caratterizza buona parte di tali paesi.
In altre parole — puntualizza Alexandre Wolff, responsabile dell’Osservatorio della lingua francese — in molti casi il francese (sebbene lingua ufficiale in molti stati africani) deve di fatto convivere con gli idiomi locali che, come nel caso del wolof in Senegal, predominano nell’uso quotidiano e sono destinati a prendere il sopravvento su una lingua retaggio del colonialismo.
Secondo Wolff il francese, che al momento è al quarto posto come lingua internazionale, guadagnerà una o due posizioni entro il 2050, ma la lingua di Shakespeare conserverà lo status di lingua franca. Diverso è il caso del cinese mandarino, che non rientra nel novero delle lingue transnazionali come inglese, spagnolo, arabo o portoghese.

Forse non diventerà la lingua più parlata al mondo, ma sta di fatto che nel 2050, l’85% dei francofoni vivrà in Africa e, considerando l’invecchiamento della popolazione nel vecchio continente, sarà sempre l’Africa a ospitare oltre il 90% dei francofoni dai 15 ai 29 anni d’età.

Si tratta di un dato cruciale e impossibile da ignorare, vista la stretta correlazione tra aspetti linguistico-culturali e fenomeni socio-economici.

Una cosa è certa: il mondo è in divenire e le lingue – così strettamente legate al pensiero dell’uomo – ne sono lo specchio più fedele. Osservarne l’evoluzione non è sterile accademia ma significa capire (e intuire) la storia.

Published in World awareness

Elisabetta Maurutto

Elisabetta Maurutto

Laureata in Interpretazione (inglese e russo) presso la SSLMIT di Trieste e fondatrice di Linklab, dal 2001 porta avanti con determinazione ed entusiasmo il proprio progetto imprenditoriale nel settore dei servizi linguistici. Legge, scrive, e alla passione per le lingue somma una formazione specifica nel campo del marketing e della Business Etiquette.

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