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C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte,

dove rimani senza fiato, per quanta emozione provi,

dove il tempo si ferma e non hai più l’età;

quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore,

mentre la mente non smette mai di sognare…

(Alda Merini)

C’è un posto, a Roma, dove la mente può sognare, inventare, produrre e… tradurre.

L’anno scorso sono incappata per caso in un articolo pubblicato sulla rivista Leggere tutti, intitolato “La casa delle traduzioni”. Ho scoperto l’esistenza di un’entusiasmante iniziativa, in realtà non prima nel suo genere, in Italia.

Nel 1989, nell’isola di Procida, la nobildonna nonché traduttrice Annamaria Galli Zugaro aveva realizzato una specie di “Collegio dei traduttori”, dove professionisti provenienti da tutto il mondo ricevevano un alloggio e una diaria per dedicarsi alla produzione di versioni in altre lingue di testi italiani. Con la morte della fondatrice, il progetto purtroppo si esaurì, sebbene da qualche anno il traduttore inglese Michael Sullivan, che molti libri ha tradotto in questo ambiente idilliaco, proponga con forza la riapertura del Collegio.

Nel frattempo, le Istituzioni hanno cominciato a sensibilizzarsi di fronte a questo argomento, grazie all’insistenza e intraprendenza della dottoressa Simona Cives; è così che, nel 2008, l’istituzione delle Biblioteche del Comune di Roma dà l’incarico di realizzare una “Casa delle Traduzioni”, aggregando in una stessa sede volumi e documentazione specializzata, di libera consultazione previo tesseramento gratuito, e aggiungendo via via servizi di interesse per i traduttori: si va da programmi di formazione permanente alla possibilità di soggiornare nella foresteria della Casa. In particolare, per quanto riguarda l’accoglienza si privilegiano i traduttori dall’italiano verso una lingua straniera, ma si valutano anche candidature di traduttori verso l’italiano, oppure che si occupano di diverse combinazioni linguistiche.

Qui troviamo il “Fondo Elsa Morante”, che comprende traduzioni dei suoi testi in diverse lingue, e una mostra fotografica permanente di ritratti di famosi scrittori italiani.

Chi volesse essere ospitato dovrà essere in possesso di un contratto di traduzione, e potrà usufruire degli alloggi dietro corresponsione di un importo giornaliero contenuto, per un minimo di quindici e un massimo di quarantacinque giorni (per chi fosse interessato ai dettagli tecnici, si trova tutto in questo sito o in questo).

Naturalmente, nel corso degli anni la struttura si è sviluppata, diventando membro, nel 2012, della rete internazionale RECIT (Réseau Européen des Centres Internationaux de Traducteurs littéraires) che, con i suoi vari centri dislocati ad Anversa e Seneffe in Belgio, a Berlino e Straelen in Germania, ad Arles in Francia, e poi ancora in Ungheria, Olanda, Svizzera, Svezia e Regno Unito, oltre che a Roma, mira a promuovere la mobilità dei traduttori attraverso l’intera Europa. Nel 2014, in particolare, la Casa delle Traduzioni è stata scelta come sede dell’incontro annuale della rete.

Ancora non vi basta? Allora vediamo un po’: la Casa delle Traduzioni collabora anche con Biblit,  comunità che riunisce traduttori letterari mettendo a disposizione materiale specializzato, promuovendo attività formative e incontri a tema, sostenendo i diritti dei traduttori letterari in ogni ambito. Simbolo della comunità è una pulcinella di mare, pulcinella di mareabitante dell’isola scozzese di Handa, concepita dalla fondatrice come sede di un’immaginaria comunità di traduttori che lì si rifugiavano per lavorare in pace alle rispettive traduzioni.

Cos’altro offre la Casa? Uno sportello di orientamento alla professione del traduttore letterario, attivo ogni primo venerdì del mese dalle 11 alle 13, come punto di riferimento per fornire a studenti e aspiranti traduttori una consulenza personalizzata in base alle individuali esigenze. E poi corsi, incontri, seminari, la collaborazione con Booksinitaly.it, sito che promuove l’editoria, la lingua e la cultura italiana nel mondo, e una Newsletter alla quale, incuriosita, mi sono subito iscritta e che non vedo l’ora di ricevere!

Perché tutto questo? Perché al mondo c’è gente che sviluppa questa passione, questo desiderio di voler far capire ai parlanti di una lingua quello che i parlanti di un’altra hanno da dire; io questa passione la coltivo fin da bambina quando, spronata dall’esempio della zia che aveva frequentato la Scuola Interpreti di Trieste prima ancora che l’Università trasformasse la Scuola in facoltà, ho deciso che “da grande farò la traduttrice”. Perché c’è gente che, tuttora, stenta a capire l’impegno necessario a trasporre parole, idee, concetti, da una lingua a un’altra, da una cultura a un’altra. Perché c’è gente che, tuttora, si domanda com’è che i libri vengono tradotti.

Risposta: con l’esperienza. Con la conoscenza. Con la passione. E, perché no? Con un pizzico di magia.

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